MATTARELLA A STRASBURGO: “L’EUROPA FERITA DAL TERRORE RISPONDA CON L’ACCOGLIENZA” Il Capo dello Stato all'Europarlamento: "I migranti di oggi sono come quelli che fuggivano dal blocco sovietico ieri. L'Ue non chiuda le frontiere"

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L’Europa “ferita” dopo gli attacchi di Parigi ha il dovere di rispondere “un di più di responsabilità, di iniziativa, di coesione”, fedele ai “valori per i quali dichiariamo di combattere”, tenendo “saldo il timone della civiltà e dell’umanesimo”, difendendo la sua “sicurezza” ma senza che venga deturpata per divenire “meno attraente”. Guai quindi alla tentazione di “chiudere le frontiere”, sia esterne che interne. Piuttosto occorre rispondere con l'”accoglienza” e l'”aiuto” all'”esercito inerme” di migranti “che marcia alla ricerca della propria salvezza”, proprio per “fiaccare la propaganda di odio e di morte seminata dal terrorismo fondamentalista”. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prova a scuotere l’Europa nel suo intervento all’Europarlamento di Strasburgo e, citando Jean Monnet, sottolinea che l’Ue non può fermarsi “quando il mondo intero è in movimento”.

Bruxelles, Copenaghen, Londra, Madrid, Parigi, “sono altrettante lacerazioni, dolorose e incancellabili, sul corpo della nostra Unione”, nata dalla solidarietà di “ex nemici che sono stati capaci di unirsi nel nome di valori comuni” spiega il capo dello Stato. Ma “a noi tutti viene oggi prepotentemente chiesto un di più di responsabilità, un di più di iniziativa, un di più di coesione. Solo così potremo vincere le sfide arroganti che il terrorismo porta sin dentro le nostre case, dopo aver insanguinato le terre medio-orientali, asiatiche e africane, tuttora gravemente colpite, come la settimana scorsa a Bamako e ieri a Tunisi”.

L’esempio da seguire è quello fornito dalle democrazie durante la seconda Guerra mondiale, a partire dal Regno Unito, quando “non si interrogarono su come salvarsi in solitudine, ma seppero, invece, sollecitare la più grande mobilitazione internazionale delle coscienze. Oggi tocca all’Unione europea tenere saldo il timone della civiltà e dell’umanesimo”, per una “battaglia che ci vede impegnati non su tempi brevi”, che non può prescindere dai valori “di democrazia, tolleranza, accoglienza” e che “nessun Paese” può affrontare “da solo, per quanto forte possa essere; per quanto orgoglioso sia, come tutti, della propria storia”. “A fronte delle fortissime pressioni migratorie che provengono da Paesi dove nasce il terrorismo, e alla luce dei drammatici fatti di Parigi, ci si interroga oggi -ricorda Mattarella- se non sia il caso di porre in discussione alcuni di questi principi, a partire dalla libertà di circolazione delle persone. Da qui la ricorrente tentazione di ‘chiudere le frontiere’. Sia esterne, sbarrando la strada a chi fugge da aree di guerra o dalla fame. Sia interne, comprimendo una delle tante grandi libertà che, faticosamente, abbiamo reso diritto dei nostri cittadini. Io credo che dobbiamo affrontare queste sfide alla luce dei valori per i quali dichiariamo di combattere. Risposte apparentemente semplici non ci aiutano, né sul piano ideale, né su quello di soluzioni adeguate ed efficaci”. Il Presidente della Repubblica fa quindi appello a quel “‘demos’ europeo” frutto di “sessant’anni di progressiva integrazione, nel rispetto delle differenze, specificità e tradizioni”, anima di “un unico spazio di libertà europeo, che non possiamo perdere ma che, anzi, dobbiamo saper estendere, nella tutela del bene della sicurezza”.

Sono questioni e considerazioni che inevitabilmente si legano alla gestione del fenomeno migratorio, rispetto al quale il Capo dello Stato torna a chiedere uno sforzo che accompagni la riaffermazione di valori e principi fondamentali con l’individuazione di soluzioni concrete da parte dell’intera Unione europea, anche per rimuovere le cause su cui si radica la malapianta del terrorismo. E Mattarella non rinuncia a paragonare l’attuale esodo di popolazioni da un Continente all’altro con analoghi fenomeni che ebbero nella stessa Europa il proprio epicentro. “La libera circolazione delle persone, messa sotto pressione sia dal fenomeno migratorio sia dalla minaccia del terrorismo, ha come suo logico corollario -sottolinea il Presidente della Repubblica- il rafforzamento della collaborazione fra Paesi membri per la salvaguardia e la gestione della frontiera esterna comune e, in un secondo tempo, la creazione di Istituzioni comuni in grado di gestire i flussi migratori”. “Solo chi non vuol vedere può fingere di non sapere da dove viene la dolorosa carovana di persone che risale l’Africa e il Medio Oriente verso l’Europa. Ripetono la tragedia degli ebrei in fuga dal nazismo; delle centinaia di migliaia di prigionieri di guerra che vagavano in Europa, all’indomani della Seconda guerra mondiale, alla ricerca di focolari andati distrutti, dei profughi le cui case e comunità all’improvviso erano entrate a far parte di un altro Paese”.

“Sono gli eredi -insiste Mattarella- di coloro che, a rischio della vita, valicavano il Muro di Berlino; dei cittadini che, sfidando i campi minati, cercavano di transitare dall’Ungheria in Austria. Il mondo è in movimento, sulle gambe di milioni di donne, uomini, bambini, spesso vittime di crudeli trafficanti di esseri umani: è un esercito inerme, che marcia alla ricerca della propria salvezza. Cosa possiamo opporre alle loro ragioni? Non sono loro, che fuggono dalla violenza e dalla morte, il nostro nemico!” “Si dirigono verso l’Europa, vista non soltanto come luogo del benessere ma ancor di più come spazio di libertà, di tutela dei diritti, di pace. Dobbiamo difendere la sicurezza dell’Europa, ma non possiamo deturparla per renderla meno attraente. E’ necessario, piuttosto, che l’Europa, nel suo complesso, aggiorni le proprie regole per fronteggiare un fenomeno che è diverso, per natura ed entità, rispetto al momento in cui le regole sull’asilo furono scritte”. Di qui, ribadisce il Capo dello Stato, la necessità di rivedere “gli accordi di Dublino” che “fotografano una realtà, un passato che non c’è più. L’esigenza è quella di definire nuove regole improntate a principi di umanità e sicurezza, di solidarietà e responsabilità, e comunque adeguate alla realtà nuova che abbiamo di fronte”.

“I nostri valori affermeranno la propria autenticità e consolideranno la propria autorevolezza -torna a ripetere Mattarella- se sapranno riscuotere riconoscenza e ammirazione anche per l’accoglienza e l’aiuto prestato a chi è in difficoltà. Questo messaggio contribuirebbe a fiaccare la propaganda di odio e di morte seminata dal terrorismo fondamentalista, in tanti Paesi, dal Medio Oriente all’Africa e anche -ce lo ricorda la triste realtà di questi giorni- nelle città d’Europa”. Un’azione che va di pari passo, spiega il Capo dello Stato, con il rispetto degli “impegni presi con i Paesi africani su cooperazione allo sviluppo e su mobilità. E’ giusto aiutarli e questa appare, del resto, l’unica strada per essere percepiti come partner credibili e per poter chiedere maggiore collaborazione sui rimpatri. Per evitare, inoltre, che i flussi migratori assumano, in un prossimo futuro, dimensioni ancor più imponenti e del tutto inarrestabili. E anche per scongiurare che il terrorismo trovi, in altri Paesi in difficoltà, ulteriori terreni di coltura”. Interventi che naturalmente richiedono anche un azione politico-diplomatica nelle principali aree di crisi. L’Ue ” può favorire le necessarie convergenze internazionali per la Siria, per l’Iraq, per la Libia, cercando scelte condivise che contrastino con efficacia le forze del disordine e del terrore”. Una serie di esortazioni che Mattarella conclude citando uno dei padri fondatori dell’Unione, Jean Monnet: “non possiamo fermarci quando il mondo intero è in movimento”.

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