GUERRE E POVERTA’, ECCO L’AFRICA CHE ACCOGLIE IL SANTO PADRE

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Povertà e guerre, analfabetismo e criminalità, malattie e fame. L’Africa si presenta a Papa Francesco senza riuscire a nascondere la miseria umana e sociale di un terra bellissima sfruttata e poi abbandonata dall’Occidente. Il 62% della popolazione rurale della regione subsahariana vive con meno di 1,25 dollari al giorno, mentre nelle città cresce il numero di persone che non ha accesso alle risorse idriche, ai servizi igienici, all’assistenza sociale e all’istruzione.

A questo si aggiunge il dato della mortalità infantile, ancora tra i più alti a livello globale (96 decessi ogni 1000 bambini nati) con l’Angola in cima alla classifica mondiale (167 morti ogni 1000 nascite). Le principali cause del fenomeno sono i parti prematuri, la polmonite, le complicazioni durante la gravidanza, la diarrea e la malaria. Capito? Non il cancro, non gli infarti e le altre patologie incurabili. Ma malattie comuni, risolvibili, che in Africa diventano una sentenza di morte. Senza dimenticare il dramma dei bambini soldato, le pulizie etniche in atto in diversi Stati e l’ombra del terrorismo che si allunga dal Mali al Kenya, dalla Nigeria al Niger, dal Ciad al Camerun, sino alla Somalia.

Un viaggio difficile, complesso, nella vera periferia del Mondo, che il Pontefice ha fortemente voluto nonostante le minacce fondamentaliste e gli allarmi sulla sicurezza lanciati nei giorni in cui l’Ovest piange le stesse lacrime versate quasi quotidianamente a queste latitudini.

Tre sono i Paesi scelti per una visita dal forte impatto simbolico di cui tracciamo un breve profilo

KENYA – Paese di oltre 40 milioni di abitanti, è prevalentemente cristiano con un 47% di protestanti, un 23% di cattolici e un 11% di musulmani. Fulcro economico dell’Africa orientale, con una crescente classe imprenditoriale media, il Kenya è un esempio della vivace nuova realtà dello sviluppo africano. Ma è anche un paese diviso da forti rivalità etniche, afflitto da corruzione endemica e forti disparità sociali, oltre che minacciato dal terrorismo islamista proveniente dalla vicina Somalia. Presidente del Kenya è Uhuru Kenyatta, figlio di Jomo Kenyatta, che portò il paese all’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1963. La sua elezione, nel marzo 2013 si è svolta pacificamente, dopo i gravi scontri interetnici con 1500 morti che seguirono il voto del dicembre 2007. Una nuova costituzione adottata nel 2010 ha cercato di imporre maggiori garanzie per le diverse etnie e concesso maggiori poteri alle autorità locali. Fra le principali minacce per la sicurezza del Kenya, vi è l’instabilità della vicina Somalia, dalla quale arrivano attacchi terroristici ad opera del gruppo islamista degli al Shabaab. Sin dall’ottobre 2011, dopo una serie di attentati e sequestri di turisti, l’esercito keniota è attivo in territorio somalo contro gli islamisti. Ma questo non ha risparmiato gravissimi attentati al Kenya come l’assalto al centro commerciale Westgate Mall di Nairobi (71 morti e 175 feriti) nel settembre 2013 e il massacro di studenti cristiani all’università di Garissa (148 morti e 79 feriti) nell’aprile scorso.

UGANDA- Paese di oltre 37 milioni di abitanti, l’Uganda è un paese prevalentemente cristiano con un 42% di cattolici, un 42% di protestanti e un 12% di musulmani. Ex colonia britannica indipendente dal 1962, ha raggiunto una relativa stabilità nella metà degli anni ottanta dopo gli anni di guerra civile, repressione politica e abusi dei diritti umani sotto la dittatura di Idi Amin (1971-1979) e Milton Obote (1980-85), che hanno causato quasi mezzo milione di morti. L’avvento del presidente Yoweri Museweni nel 1986 ha riportato progressivamente la maggior parte del paese alla normalità, favorendo una crescita economica che però dipende troppo dall’esportazione di materie prime, fra cui primeggia il caffé. La crisi economica mondiale del 2008 ha colpito con forza l’Uganda, favorendo la crescita dell’opposizione a Museveni, la cui vittoria alle presidenziali del 2011 è stata contestata da numerose manifestazioni di protesta contro il costo della vita e per chiedere più democrazia. Molte polemiche anche internazionali hanno creato le durissime leggi che condannavano gli omosessuali all’ergastolo, poi bocciate dalla Corte Suprema. Il nord dell’Uganda è rimasto fortemente instabile fino al 2005-2006, quando le forze del governo di Kampala sono riuscite a cacciare dal paese i guerriglieri dell’Esercito del Signore (Lra), guidati dal fanatico Joseph Kony che per una ventina d’anni ha minacciato la popolazione. Lra è tristemente famoso soprattutto per il rapimento di bambini, trasformati in soldati e schiavi sessuali. Nei momenti più gravi della crisi, almeno due milioni di persone furono costrette ad abbandonare le loro case. Cacciato dall’Uganda, L’Lra non è stato però pienamente sconfitto e continua a imperversare nella Repubblica Centro Africana, il Sud Sudan e la Repubblica democratica del Congo. La storia recente dell’Uganda è stata anche segnata dal coinvolgimento nella guerra civile del 1998-2003 nella vicina Repubblica Democratica del Congo.

REPUBBLICA CENTRAFRICANA (Car) – Paese di oltre 5 milioni di abitanti, la Car conta un 35% di animisti, un 25% di protestanti, un 25% di cattolici e un 15% di musulmani. Fra i paesi più poveri del mondo, l’ex colonia francese è rimasta instabile fin dall’indipendenza nel 1960. Dopo il brutale regime di Jean-Bedel Bokassa (1966-1979), che nel 1976 si autoproclamò imperatore, vi sono stati diversi colpi di Stato. Nel marzo 2003, il presidente Ange-Felix Patasse viene deposto da un golpe del generale Francois Bozize. Questi verrà poi eletto presidente nel 2005 e riconfermato nel 2011. Ma Bozize non riesce a controllare tutto il paese, dove operano diversi gruppi ribelli, mentre il sud est del paese è destabilizzato dai fanatici dell’Lra proveniente dall’Uganda. Nel dicembre 2012 diversi gruppi ribelli si coalizzano nell’alleanza Seleka che avanza verso Banguì, la capitale. Nel marzo 2013, Bozize fugge all’estero e il leader ribelle Michel Djotodia assume la presidenza. Il paese precipita intanto in una spirale di violenze etniche e settarie e religiose che ha provocato oltre 400mila rifugiati e un milione di sfollati interni. Dopo l’intervento di truppe francesi, seguito da forze di pace dell’Onu, l’Unione Africana e l’Unione Europea, è stata avviato un processo di transizione e pacificazione. Presidente ad interim è Catherine Samba-Panza che deve condurre il paese a nuove elezioni, originariamente previste per ottobre di quest’anno, ma ora rinviate al 2016.

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