IL PAPA: “PAURA E POVERTA’ ALIMENTANO IL TERRORISMO”

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Papa Francesco ha toccato il suolo africano alle 14.50 giungendo all’aeroporto internazionale “Jomo Kenyatta” di Nairobi, in Kenya, dopo circa sette ore di volo. Inizia così l’undicesimo viaggio internazionale del Pontefice che toccherà anche Uganda e Repubblica Centrafricana. Il Santo Padre è stato accolto subito dall’entusiasmo della gente che ha tributato al successore di Pietro canti e balli. A seguire si svolge la cerimonia di benvenuto nella State House e la visita di cortesia al presidente della Repubblica dello Stato africano.

Al termine cerimonia di benvenuto Bergoglio e il presidente keniota, Uhuru Kenyatta, hanno piantato insieme un ulivo alla State House di Nairobi. Dopo l’esecuzione degli inni, gli onori militari e la presentazione delle rispettive delegazioni, il vescovo di Roma e il capo di Stato hanno avuto un breve colloquio, al quale ha fatto seguito la firma del Libro d’Oro. Nel Palazzo Presidenzale si è tenuto anche un incontro bilaterale tra le Delegazioni vaticana e keniota al quale hanno partecipato – per la Santa Sede – il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, i cardinali Filoni, Turkson e Njue e il sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Giovanni Angelo Becciu.

Come da programma il Pontefice ha parlato alle autorità del Paese africano. “Fintanto che le nostre società sperimenteranno le divisioni, siano esse etniche, religiose o economiche, tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a operare per la riconciliazione e la pace, per il perdono e per la guarigione dei cuori.  – ha detto – Nell’opera di costruzione di un solido ordine democratico, di rafforzamento della coesione e dell’integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri, il perseguimento del bene comune dev’essere un obiettivo primario”

L’esperienza, ha proseguito Francesco, “dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione, che nascono dalla povertà e dalla frustrazione. In ultima analisi, la lotta contro questi nemici della pace e della prosperità dev’essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita della Nazione e ne danno coerente testimonianza”.

Inevitabile un passaggio sull’ambiente, tema particolarmente caro al Santo Padre. “Il Kenya – ha sottolineato – è stato benedetto non soltanto con una immensa bellezza, nelle sue montagne, nei suoi fiumi e laghi, nelle sue foreste, nelle savane e nei luoghi semi-deserti, ma anche con un’abbondanza di risorse naturali. La gente del Kenya apprezza grandemente questi tesori donati da Dio ed è conosciuta per la propria cultura della conservazione, che le rende onore”. La grave crisi ambientale che “ci sta dinnanzi esige una sempre maggiore sensibilità nei riguardi del rapporto tra gli esseri umani e la natura – ha aggiunto Bergoglio -. Noi abbiamo una responsabilità nel trasmettere la bellezza della natura nella sua integrità alle future generazioni e abbiamo il dovere di amministrare in modo giusto i doni che abbiamo ricevuto. Tali valori sono profondamente radicati nell’anima africana. In un mondo che continua a sfruttare piuttosto che proteggere la casa comune, essi devono ispirare gli sforzi dei governanti a promuovere modelli responsabili di sviluppo economico. In effetti, vi è un chiaro legame tra la protezione della natura e l’edificazione di un ordine sociale giusto ed equo. Non vi può essere un rinnovamento del nostro rapporto con la natura senza un rinnovamento dell’umanità stessa”

Il Papa ha poi detto che la gioventù “è la risorsa più preziosa di ogni Paese. Proteggere i giovani, investire su di essi e offrire loro una mano è il modo migliore – ha scandito – per poter assicurare un futuro degno della saggezza e dei valori spirituali cari ai loro anziani, valori che sono il cuore e l’anima di un popolo”. Francesco ha anche reso omaggio al sistema democratico del Kanya, un’esperienza “condivisa – ha rilevato – in vari modi da molte altre Nazioni africane. Come il Kenya, anch’esse operano per edificare sulle solide basi del rispetto vicendevole, del dialogo e della cooperazione una società multietnica che sia realmente armoniosa, giusta e inclusiva”.

Il Kenya, ha concluso, “è una Nazione giovane e vigorosa, una comunità con ricche diversità, che interpreta un ruolo significativo nella regione. Ed è anche una Nazione di giovani. In questi giorni, mi aspetto di incontrarne molti e di parlare con loro, al fine di incoraggiarne le speranze e le attese per il futuro”. Bergoglio ha chiuso il suo intervento pronunciando la frase “Mungu abariki Kenya!”, cioè “Dio benedica il Kenya”.

Il viaggio del Papa è iniziato alle 7.40 dall’aeroporto di Fiumicino per Nairobi. Durante le prime fasi del viaggio, come di consueto, c’è stato uno scambio di saluti con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Nel momento in cui mi accingo a compiere un viaggio apostolico in Kenya, Uganda e Repubblica centrafricana, mosso dal vivo desiderio di incontrare i fratelli nella fede e gli abitanti di quelle care nazioni – ha scritto il Pontefice – mi è gradito rivolgere a Lei Signor Presidente l`espressione del mio deferente saluto che accompagno con fervide preghiere per il bene e la prosperità dell`intero popolo italiano”.

Poco dopo è arrivata la risposta del capo dello Stato. “L’Italia e la comunità internazionale guardano con grande attenzione al suo primo viaggio nel continente africano, il cui potenziale di crescita e sviluppo è tuttora ostacolato da guerre, instabilità politica, povertà e allarmanti disuguaglianze sociali – ha scritto il capo dello Stato -. La sua presenza sarà di sostegno e incoraggiamento alle locali comunità cristiane e recherà un importante segnale di pace, fraternità e dialogo ai paesi visitati e all’intero continente, fornendo altresì un prezioso messaggio di speranza per il futuro. Mi è gradita, Santità, l’occasione per rinnovarle i sensi della mia più profonda stima e considerazione”.

Durante il viaggio Bergoglio si è intrattenuto con i giornalisti. “Più delle persone mi fanno paura le zanzare”. ha risposto a chi gli chiedeva se fosse preoccupato per la propria incolumità. L’Osservatore Romano ha raccontato che il Santo Padre “ha stretto la mano a uno a uno, ricevendo anche qualche piccolo dono. Tra questi un libro di poesie di detenuti argentini. Nel riceverlo, ha commentato: “Sicuramente ci sarà anche qualche mio amico”. “Passando poi in testa all’aeromobile, il Pontefice – racconta ancora il quotidiano della Santa Sede – ha voluto anche ringraziare e salutare i membri dell’equipaggio dell’Alitalia. Al comandante che ha promesso che avrebbero fatto di tutto per consentirgli anche la tappa centrafricana del viaggio, Francesco ha risposto: ‘Io voglio andare in Centrafrica, se non ci riuscite, datemi un paracadute!'”.

Per leggere il programma del viaggio apostolico in Africa leggi qui

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