WASHINGTON STUDIA LA STRATEGIA ANTI DAESH: “SOFFOCARE E RESTRINGERE IL SUO TERRITORIO” Gli Stati Uniti insieme ai loro alleati puntano a mettere l'Isis sotto pressione. "Li intrappoleremo dentro Raqqa. Fondamentale l'offensiva dei peshmerga"

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La strategia degli Stati Uniti in Siria è quella di “soffocare” e “restringere” il territorio dello Stato Islamico. Gli alleati intendono “operare con tutte le forze disponibili per isolare e intrappolare l’Is a Raqqa”, ha spiegato in un briefing alla stampa Brett McGurk, inviato speciale del presidente Barack Obama per la Coalizione internazionale anti Stato Islamico. Tra gli esempi citati a sostegno di questa strategia, McGurk ha indicato l’uccisione di Mohammed Emwazi, alias Jihadi John, centrato da un missile sparato da un drone Usa lo stesso giorno degli attacchi di Parigi. “Abbiamo visto -ha detto ancora McGurk- che se continuiamo a mettere pressione sull’Is, alla fine fanno degli errori, fanno cose stupide e nelle prossime settimane intendiamo fare tutto ciò che possiamo per continuare ad intensificare questa pressione”. L’obiettivo di Washington e degli altri partner della coalizione è quindi “soffocare il cuore” del territorio conquistato dallo Stato Islamico negli ultimi due anni e “restringere quell’area”.

L’impegno sul terreno dei peshmerga curdi, che il 12 novembre hanno riconquistato la città irachena di Sinjar e tagliato in due la principale autostrada tra Raqqa e Mosul, è per McGurk parte importante di questa azione di “soffocamento”. La coalizione, inoltre, si sta anche muovendo per chiudere lungo il confine tra Siria e Turchia i punti di ingresso dei foreign fighter che vanno ad unirsi ai miliziani del califfo al-Baghdadi. Si tratta di circa 30mila combattenti, provenienti da un centinaio di Paesi, che negli ultimi anni sono entrati in Siria e in Iraq. Il compito non è facile, ha ammesso l’inviato di Obama, poiché c’è ancora una zona di confine, lunga circa un centinaio di chilometri, controllata dall’Is. I bombardamenti aerei non bastano e per questo, ha affermato McGurk, sono in corso con le autorità militari turche una serie di valutazioni per “individuare le forze sul terreno che prendano parte ai combattimenti in maniera vincente”.

Nel dibattito in corso è entrato anche l’ex ministro della Difesa Usa Robert Gates, che ha posto una serie di questioni sulla strategia a lungo termine che dovrà essere adottata contro l’Is. Di fronte ad un’eventuale offensiva per la riconquista di Raqqa, Gates si domanda “qual è la missione?”. Il problema, per l’ex numero uno del Pentagono, sarà “distinguere” tra i membri dell’Is e i normali cittadini, essi stessi vittime dell’occupazione delle milizie del califfato. “Si pensa forse che l’esercito dell’Is esca allo scoperto marciando in uniforme verso di noi, o che si mescoli alla popolazione”, chiede ancora Gates, facendo notare che Raqqa conta più di 200mila abitanti. E ancora, prosegue Gates evocando i problemi ancora presenti in Afghanistan e il fallimento in Iraq nella gestione della fase successiva alla guerra del 2003. “Qual’è l’aspetto politico di questa equazione? Chi si farà avanti per governare dopo che abbiamo portato a termine la missione militare?”. Domande alle quali al momento non è possibile dare risposte certe anche perché, come ricorda ancora Gates sottolineando le difficoltà incontrate dall’Amministrazione Usa per mettere insieme una coalizione che si confronti sul terreno contro l’Is, “quasi tutti nella regione hanno la propria agenda, e combattere l’Is non è in cima alla lista”.

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