I RISCHI DEL VIAGGIO PAPALE IN AFRICA

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La sfida alla paura. Dal 25 al 30 novembre Papa Francesco sarà in Africa. Un viaggio che da più parti è definito a rischio. Minacce diverse ancor più concrete dopo gli avvenimenti di Parigi, eppure questo non fermerà Papa Bergoglio. Ma perché tanta apprensione, più che in altri viaggi?

I servizi segreti francesi e l’intelligence di altri Paesi da tempo hanno sottolineato il rischio di un attentato al Papa a Bangui nella Repubblica Centro Africana. Il motivo dell’allarme è dovuto al fatto che proprio nell’ultima tappa del viaggio, la situazione è alquanto instabile. Da tempo si confrontano in armi i Seleka guerriglieri musulmani che si combattono con gli Anti Belaka, i cosiddetti “machete di Selaka”, gruppo costituito da milizie cristiano-animiste.

A questo si aggiunge il fatto che a Bangui confluiranno pellegrini dalle nazioni vicine: Ciad, Nigeria, Camerum. Paesi dove la presenza jihadista è considerevole e potrebbero infilitrarsi terroristi tra i fedeli. La Repubblica Centro Africana non dispone poi di forze di sicurezza in grado di contrapporsi ad attacchi come quelli di Parigi o dell’hotel in Mali. L’apertura della Porta Santa della cattedrale di Bangui, atto ufficiale dell’avvio dell’Anno Santo della Misericordia, avverrà con un forte spiegamento di militari locali e il supporto di forze speciali francesi, ma sono comunque azioni di supporto a un tessuto difensivo non ottimale. La tappa a Entebbe in Uganda, al contrario, sembra essere quella meno problematica sul fronte della sicurezza; il Paese vive una certa stabilità e le condizioni sociali sono certamente meno conflittuali che nel resto dell’Africa.

I rischi di questo viaggio apostolico sono presenti però in ogni tappa. E forse è proprio il primo appuntamento a presentare i pericoli maggiori. Il Kenya, dove il Papa comincerà la sua missione, è da tempo nel mirino del gruppo somalo Al Shabaab che ha già firmato sanguinose stragi. L’ultima in ordine di tempo all’università di Garissa dove, nell’aprile 2015, sono morti 147 studenti cristiani. In Kenya i cristiani rappresentano l’85% della popolazione ma l’impegno dell’esercito keniota nel contingente africano presente in Somalia per stabilizzare il Paese è considerato dal gruppo affiliato ad Al Qaeda un atto di guerra, e dunque il Kenya un nemico da colpire.

In questi giorni, poi, un episodio ha fatto salire l’allarme. Nell’ultimo numero della rivista dell’Isis, Dabiq, uscito il 18 novembre con in copertina la foto della strage di Parigi, si fanno esplicite minacce al Papa; all’interno infatti troviamo l’intervista a Abu Muharib as Somali, un mujahed che ha lasciato Al Shabaab per giurare fedeltà allo Stato Islamico.

Secondo la sua testimonianza, sarebbe in corso una “defezione di massa” dai ranghi dell’organizzazione qaedista somala che avviene nelle retrovie, senza che la leadership venga intaccata, ma che al momento opportuno potrebbe rivelarsi estremamente utile ai piani di Al Baghdadi per allargare la sua influenza ed egemonia sui gruppi jihadisti.

Coincidenza inquietante, nel numero precedente di Dabiq si presentava Abdelhamid Abaaoud, la mente delle stragi di Parigi, in questo nuovo numero parla un terrorista che gravita proprio nella galassia jihadista dove farà visita il Papa.

Infine, a pagina 66 del numero 10 del magazine dell’Isis Papa Francesco è ritratto accanto al Gran Mufti Rahmi Yaran a Istanbul definiti l’uno “il Papa crociato” l’altro “l’erudito del governo apostata” e la citazione, tratta da un hadith di Al Bukhari, è chiaramente minatoria. Il profeta di Allah afferma: “Giungerà presto un tempo in cui la Conoscenza verrà tolta alle persone” poi, più sotto: “Verranno eliminati i suoi rappresentanti (i pii eruditi o i compassionevoli)”. Lo Stato Islamico non ha mai fatto segreto dei suoi macabri piani e queste minacce pubblicate non fanno certo dormire sonni sereni.

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