La legge dei migranti

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auriemma

“Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.” Così il nostro Paese, attraverso queste regole poste all’articolo 10 della nostra Costituzione del 1948, nella parte relativa ai principi fondamentali del nostro Stato, consacra il diritto dello straniero a risiedere nel nostro territorio quando la permanenza nello stato d’origine abbia precluso la sua possibilità di espressione politica.

Regola fondamentale poiché nel corso della dittatura quei diritti furono frustrati e talvolta soppressi e tanti dei nostri Padri Costituenti furono costretti alla fuga all’estero per poter continuare a costruire le basi del Paese che sognavano. E questi principi hanno trovato conforto e riscontro nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, nella Convenzione di Ginevra del 1951 e nelle sue modifiche poste dal Protocollo di New York del 7, nella Carta delle Nazioni Unite del 1945 e nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, regole recepite nel nostro ordinamento.

Ed i principi costituzionali sono poi stati trasfusi nella legge ordinaria che guarda al riconoscimento dello status di persona internazionalmente protetta con prioritario interesse. Da qui la creazione di un sistema complesso che vede coinvolte varie istituzioni e tra queste, oltre al Ministero dell’Interno, che ha compiti di assoluta importanza sin dal primo momento, prevedendosi che lo straniero deve presentare personalmente la domanda (presso l’ufficio di polizia di frontiera al momento del suo ingresso in Italia o presso la questura competente in base alla dimora del richiedente ) che poi va esaminata e decisa dalla Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, anche un fondamentale intervento della Magistratura ordinaria.

In particolare ultimata la fase amministrativa, qualora la Commissione Territoriale non abbia accolto la domanda di protezione internazionale ovvero quando la Commissione Nazionale per il diritto di asilo abbia revocato o dichiarato la cessazione dello status di protezione internazionale in precedenza riconosciuto dalla commissione territoriale, è consentito allo “straniero” di adire il giudice ordinario per la tutela dei suoi diritti.

La situazione dei cosiddetti migranti, oggi da tutti considerata una emergenza, ha spinto il Legislatore, con una recente legge del 6 agosto 2015, ad affrontare nuovamente il tema: e tra le norme approvate una riguarda particolarmente la Magistratura, prevedendosi la possibilità di un istituto straordinario, quello della applicazione del singolo magistrato fuori della propria sede, addirittura presso diversa Corte di Appello, per un lungo periodo, che potrà raggiungere i diciotto mesi.

E’ questo un caso per così dire virtuoso di rapporti fra il CSM ed il Legislatore. Il Consiglio aveva infatti evidenziato come fosse necessario uno strumento straordinario che gli consentisse di operare in deroga alla legislazione primaria e secondaria, per far fronte all’emergenza migranti. Il Legislatore ha fornito di questo strumento all’organo di governo autonomo. Si è verificata, innanzitutto, una netta corrispondenza fra l’incremento della presenza di migranti nei centri di accoglienza (CARA, CDA) e l’incremento dei procedimenti di impugnazione sui provvedimenti emessi dalle commissioni provinciali. I dati indicano che la presenza nei centri di accoglienza si è triplicata dal 2013 al febbraio 2015 ( da 22118 presenze a 67128).

Con tale situazione si è ritenuto doveroso che vi sia una celere definizione dei procedimenti per riconoscere lo status di rifugiato a chi spetta. Per questo il CSM ha vincolato l’applicazione del magistrato al settore civile per la sola trattazione di tali procedimenti inerenti la protezione internazionale.

E ciò per la particolare importanza nel dover distinguere chi abbia diritto allo status di rifugiato da chi sia migrante per ragioni economiche o per altre ragioni. Ma come in questo momento, dopo i terribili fatti di Parigi, è necessario un controllo sulle ragioni della presenza sul territorio italiano. In un momento come questo ogni forma di controllo è di aiuto a fare chiarezza e distinguere. E valutare, a fronte di tentazioni “riduzioniste” dei diritti consacrati nella nostra Carta Fondamentale, la solidità delle domande di asilo è uno di compiti della Magistratura.

Non sappiamo come si evolveranno i conflitti, fonte delle migrazioni. Allo stato la risposta giudiziaria è straordinaria. Occorrerà interrogarsi, alla luce della intensità dei flussi migratori e dei procedimenti conseguenti, se anche l’organizzazione ordinaria degli uffici debba essere modificata per garantire una trattazione celere di tali procedimenti, in modo stabile. Oggi il CSM ha fatto la sua parte su un tema delicato, per contribuire a riconoscere il diritto a chi fugge dalla guerra e dal terrorismo.

 

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