EMERGENZA MIGRANTI: SONO OLTRE 10 MILA I MINORI NON ACCOMPAGNATI Lo rivela il Rapporto sull'accoglienza di migranti e rifugiati in Italia di ottobre stilato dal Ministero dell'Interno.

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Sono oltre 10mila i minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle nostre coste da inizio emergenza. Lo rivela il Rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia di ottobre stilato dal Ministero dell’Interno. Quelli non accompagnati rappresentano in percentuale il 73 per cento di tutti i minori soccorsi finora, oltre 14mila. I segnalati dal ministero del lavoro al 31 agosto 2015 sono 14.378, di cui 5.434 irreperibili, mentre 8.944 sono stati accolti in strutture convenzionate. Al primo posto come presenze di minori in Italia ci sono gli egiziani; tra gli irreperibili, invece, gli eritrei. Secondo il Rapporto 2015 sulla Protezione Internazionale (curato da Fondazione Migrantes, Caritas, Anci, Sprar con la collaborazione di Unhcr) i minori non hanno ancora tutti uguali tutele. “Soltanto un minore non accompagnato su 5 è in una struttura dello Sprar – spiega la Fondazione Migrantes -. I circa diecimila minori non accompagnati oggi sono accolti nella maggioranza dei casi in strutture di prima accoglienza inadeguate, contrariamente a quanto stabilito dal Patto Stato e Regioni del 2014: oltre 3000 in Sicilia, oltre la metà in sole tre regioni (Sicilia, Calabria e Puglia)”.

Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, il numero dei migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa tra gennaio 2015 e la metà di ottobre è di oltre 3.100 persone. Tra questi, 700 erano bambini, secondo i dati riportati dall’Unicef pochi giorni fa. Quest’anno, quindi, lungo le rotte che attraversano il Mediterraneo, sono morti quasi 2 bambini al giorno. Un bilancio che negli ultimi tempi si è fatto sempre più pesante non solo nel Canale di Sicilia, ma anche sulle recenti rotte verso la Grecia, nel Mar Egeo: una “ecatombe di innocenti”, come denunciato dal Centro Astalli, “che non sempre riesce a catturare lo schermo dei media come nel caso del piccolo corpo di Aylan riverso sulla banchina”, le cui foto avevano commosso l’intera comunità internazionale, ma che spesso passa sotto colpevole silenzio.

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