L’ISIS PERDE TERRENO IN IRAQ E SI VENDICA COLPENDO L’OCCIDENTE Il Washigton Post: gli attacchi di Parigi sono avvenuti dopo la riconquista di Sinjar da parte dei curdi. Il Daesh ha perso un terzo del territorio controllato

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L’Isis come un leone ferito, pronto a sferrare attacchi per nascondere la sua sconfitta. Questa l’analisi del Washington Post dopo la strage di Parigi. Il Califfato comincia a perdere terreno in Medio Oriente e cerca di mostrarsi forte organizzando attentati in Occidente. Il colpo inferto alla Francia è, infatti, avvenuto a poche ore dalla liberazione della città irachena di Sinjar da parte dei peshmerga curdi. Il sedicente Stato Islamico è stato da sempre molto attento alla sua immagine internazionale, con la diffusione di video di decapitazioni di ostaggi e di massacri come strategia per reclutare miliziani. ”I fratelli hanno lanciato l’attacco a Parigi per dimostrare che siamo uno stato forte e che possiamo colpire i nostri nemici ovunque”, ha detto un simpatizzante dell’Is in Turchia a condizione di anonimato. ”Fino a quando ci combattono nella nostra terra, noi andremo a combatterli nella loro”, ha aggiunto citato dal Washington Post.

Il Daesh era arrivato a conquistare un terzo del territorio iracheno e ora ha perso un terzo di quanto controllava, compresa a ottobre la principale raffineria petrolifera dell’Iraq, quella di Baiji. Le forze della sicurezza irachena stanno anche avanzando verso Ramadi, capoluogo della provincia occidentale irachena di al-Anbar. ”La città è assediata a 360 gradi”, ha detto il generale Thamir Ismail. ”Daesh ha perso Baiji, ha perso Sinjar e giorno dopo giorno sta perdendo Ramadi”, ha detto usando l’arconimo arabo dell’Is. ”Hanno attaccato Parigi per tenere alto il morale dei loro combattenti e distrarli dalle perdite in Siria e in Iraq – ha aggiunto – Mi aspetto che dopo che libereremo Ramadi ci saranno nuovi attacchi in Europa”. Attacchi che sono relativamente a basso costo, ma di alto impatto, come hanno già dimostrato in passato altri gruppi terroristici. E’ il caso di al-Shabab, che da quando ha iniziato a perdere terreno nel 2010 ha aumentato gli attacchi fuori dalla Somalia, come quello di aprile contro l’università di Garissa in Kenya costata la vita a 147 persone.

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