BRUXELLES, NUOVI RAID A MOLENBEEK: UN FERMO DOPO LE PERQUISIZIONI La Procura federale interrogherà il fermato per determinare se "può essere considerato come sospetto o testimone"

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Le forze speciali belghe stanno conducendo sei raid a Molenbeek e in altre aree di Bruxelles. Le azioni puntano a scovare persone vicine a Bilal Hadfi, uno dei kamikaze che ha agito nei nei pressi dello Stade de France. Inoltre gli agenti delle forze speciali sono impeganti in diverse perquisizioni nel quartiere da cui sono transitati diversi degli attentatori che hanno compiuto un massacro a Parigi nella notte tra venerdì e sabato. Una persona è stata arrestata dalla polizia a Laeken, stesso quartiere dove era stato lanciato un allarme bomba poi rivelatosi infondato. La Procura federale interrogherà ora la persona fermata per “determinare se può essere considerata come sospetto o testimone”, ha detto il portavoce.

In totale sono state effettuate 7 nuove perquisizioni questa mattina nell’area brussellese: una a Laeken direttamente legata a Parigi, e altre 6 in diverse zone (Molenbeek, Jette, Uccle, Bruxelles). Queste ultime, anche se riguardano amici e parenti di uno dei kamikaze dello Stade de France, Bilal Hafdi, sono relative a un’inchiesta già aperta dalle autorità belghe a inizio anno quando il ragazzo era andato in Siria. “Approfittiamo ora dell’occasione per chiudere in qualche modo delle porte”, ha affermato il portavoce della Procura federale.

Dopo gli attentati di Parigi, che ancora una volta hanno confermato l’esistenza di una cellula jihadista in Belgio, il governo sta cercando di aumentare le misure di prevenzione e sicurezza. In particolare si starebbe studiando un cambio nella Costituzione allo scopo di allungare i tempi del fermo della Polizia, da 24 a 72 ore. Lo ha annunciato il premier Charles Michels, parlando al Parlamento, che ha comunicato anche l’adozione del Pnr, registro passeggeri, su aerei e treni ad alta velocità, senza aspettare le decisioni dell’Ue. In più è stato annunciato un ulteriore stanziamento di 400 milioni di euro per potenziare l’intelligence, l’arresto per i combattenti che ritornano dalla Siria e la chiusura dei luoghi di culto non riconosciuti.

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