Discriminazione europea

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Le politiche e le strategie per l’uguaglianza tra uomini e donne, dopo alcuni anni di forte rallentamento a causa della crisi economica e finanziaria, tornano ad essere una questione prioritaria dell’Europa chiamata a ridisegnare il quadro della futura strategia per il periodo 2016-2020. Un ritorno molto atteso dunque, frutto anche dei continui solleciti da parte della Confederazione Europea dei Sindacati (Ces) e di tutte le organizzazioni ad essa affiliate, tra cui la Cisl, che si sono spese per richiedere a riguardo un approccio più deciso e determinato.

La situazione delle donne, nonostante il raggiungimento di importanti obiettivi nel corso degli anni, rimane ancora caratterizzata da discriminazioni e divari, sia nella società che nel mercato del lavoro, e sembra essere un comune denominatore tra tutti gli Stati membri dell’Ue. Ecco perché la Commissione europea, prima di strutturare il nuovo piano d’azione, ha voluto coinvolgere i diversi soggetti degli stati membri che a vario titolo si occupano di parità uomo-donna insieme ai singoli cittadini, e lo ha fatto tra aprile e luglio scorsi attraverso una consultazione pubblica on-line, a cui abbiamo partecipato attivamente come Coordinamento nazionale donne ai vari livelli, e attraverso altri canali aggiuntivi, con lo scopo di raccogliere opinioni e individuare le priorità che dovranno poi far parte della prossima strategia.

Proprio nei giorni scorsi sono stati pubblicati i risultati principali di questa consultazione che ha raccolto quasi 5000 risposte da tutti i paesi europei. I contributi sono arrivati dalle Organizzazioni sindacali e industriali (1408) e dai singoli cittadini (3488). Quasi tutte le risposte dei cittadini sono state in linea con quelle delle Organizzazioni. La maggior parte delle risposte (93,9%) considera ancora valide, o parzialmente valide, le priorità del precedente piano 2010-2015 anche in considerazione del fatto che il raggiungimento pieno degli obiettivi precedenti è stato purtroppo mancato.

I risultati hanno fornito, ancora una volta, indicazioni molto omogenee evidenziando che al centro dell’interesse di tutti restano le questioni di sempre, il raggiungimento della parità salariale a parità di lavoro, l’aumento del numero di donne nelle posizioni apicali sia in politica che nelle aziende, l’eliminazione dei pregiudizi e degli stereotipi basato sul sesso, la prevenzione e il contrasto alla violenza sulle donne, la promozione di una più equilibrata responsabilità di cura familiare tra uomini e donne. Inoltre, una delle priorità più suggerite è stata l’adozione da parte della Commissione europea di una gestione politica “autonoma” in materia di parità di genere per gli anni 2016-2020.

Per quanto riguarda più specificamente il mercato del lavoro, il questionario ha confermato ciò che come Cisl diciamo da tempo, e cioè la necessità di facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia promuovendo nel contempo una maggiore condivisione delle responsabilità di cura tra uomini e donne, a partire dalla previsione di un congedo obbligatorio per i padri e rendendo i servizi di assistenza pubblica più accessibili, anche economicamente, e più qualificati. Raccolte queste opinioni, ora sta alla Commissione Europea tradurle in azioni incisive ed efficaci monitorandone l’attuazione nei diversi stati membri al fine di favorire questa volta un raggiungimento più puntuale degli obiettivi prestabiliti e ragionare così in termini nuovi e sulla base delle esperienze realizzate le ulteriori misure da intraprendere nel periodo post-2020.

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