IL RIMPASTO DI FORZA ITALIA Intervista al vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri

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Dieci giorni fa, da Bologna, Silvio Berlusconi ha lanciato insieme a Matteo Salvini il progetto di un nuovo centrodestra. Successivamente, intervenendo a “Porta a Porta”, ha detto di voler tornare in campo nonostante l’incandidabilità susseguente alla sentenza sul caso Mediaset. Ma Forza Italia, in questo momento, è tutt’altro che unita. Ieri il portale “Lettera 43″ ha diffuso l’indiscrezione di un Berlusconi pronto a nominare 3 nuovi coordinatori nazionali: il senatore monzese Andrea Mandelli al Nord, il deputato sardo Salvatore Cicu al Centro e il senatore siciliano Vincenzo Gibiino al Sud. Un cambio ai vertici a sorpresa, che avrebbe sparigliato le carte e prenderebbe tutti i big delle varie anime forziste in contropiede. Tant’è che in Transatlantico, a Montecitorio, si sono sprecati i capannelli di parlamentari di Forza Italia, preoccupati dalla rivoluzione anticipata via stampa. In tarda mattinata è arrivata la smentita di Fi con una nota ufficiale dell’ufficio stampa (”L’articolo pubblicato sul sito Lettera43 relativo all’ipotesi di un’imminente nomina di nuovi coordinatori di Forza Italia è destituito di ogni fondamento”).

Ma la precisazione non basta a placare gli animi. Anche perché, a quanto si apprende da fonti azzurre, nei giorni scorsi Berlusconi avrebbe telefonato a Cicu, Gibiino e Mandelli per sondare la loro disponibilità, convinto della necessità di un riassetto organizzativo del partito sul territorio. Forza Italia si ritrova a navigare a vista: già divisa sull’alleanza con la Lega dopo la manifestazione di Bologna dell’8 novembre scorso e sul tipo di opposizione al governo Renzi, ora è alle prese con una nuova spaccatura sui futuri assetti di comando del partito. Prossimo banco di prova della tenuta del movimento azzurro, assicurano, sarà la legge di stabilità, ma la resa dei conti interni è ormai cominciata e non più evitabile

gasparriAbbiamo fatto qualche domanda al vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, non solo sullo specifico dei coordinatori quanto piuttosto sul momento politico.  Come vede questa ennesima fibrillazione? “Il centrodestra sommando le sue varie componenti ha una percentuale nei sondaggi superiore al 30%. Nonostante diaspore e veleni, Renzi è sceso. Se in questo contesto così sfavorevole la differenza tra centrodestra e sinistra è così esigua, ciò lascia ben sperare. Se creiamo condizioni migliori, cioè trovando anche delle proposte di leadership di nuova generazione (che al momento ancora non ci sono) superando una fase di attacco duro nei confronti di Berlusconi, credo si possa giocare la partita. Noi abbiamo scisso tutto quello che si poteva scindere. Non abbiamo più divisioni da fare. Adesso il virus della scissione è a sinistra dove sta crescendo una proposta che non mi pare disposta poi ad allearsi in posizione subalterna con Renzi”.

Il quale rivendica di andare avanti come un caterpillar… “In realtà fino ad ora non ha avuto un competitore di analoga generazione quindi non c’è ancora il vero antagonista alternativo al premier. Però se è vero che ha avuto alle elezioni europee un risultato del 40-41 per cento, oggi invece viene valutato dai 7 ai 10 punti in meno, quindi è in arretramento rispetto alla performance record che fece – anche con la mossa degli 80 euro – subito dopo l’arrivo al governo. Diciamo che poi governare logora, perché nell’esercizio del potere le promesse che sono sempre maggiori dei fatti quindi sono sempre pericolose”.

All’orizzonte abbiamo nuove scadenze elettorali. E’ di ieri sera l’accordo tra FI, FdI e Lega. Che farete? “Le elezioni in primavera riguarderanno Milano, Napoli, Roma, Torino, Cagliari, Trieste, Bologna. Molte città importantissime, una quantità di elettori che penso raggiungeranno 10 milioni di votanti, quindi penso che là sarà il momento per cercare di dimostrare se un’aggregazione di centrodestra aperta anche alle istanza civiche, quali quelle che a Roma e altrove si manifestano, possa vincere. Credo quindi sia una scadenza importante dove unire Forza Italia, Fratelli d’Italia, la Lega anche con altre realtà; non sarà facile me è uno sforzo che va fatto. Perché se è vero che le ‘civiche’ da sole non vanno da nessuno parte, noi forse abbiamo bisogno di aprirci”.

Adesso è una questione di nomi… “Bisognerà capire su Roma, per esempio, se Marchini aprirà un po’ verso il centrodestra, o se la Meloni invece volesse scendere in campo. I nomi definiti ancora non ci sono, però c’è un contesto politico che non è così sfavorevole come si poteva immaginare dopo l’avvento di Renzi. Dovremo riuscire ad aggregare quel popolo che viene definito “moderato”. Un termine che tutti usiamo ma che non si sa a cosa possa rispondere. Il vero problema è che ormai il 50 per cento dell’elettorato stabilmente non vota. E quindi anche lì bisogna recuperare, ci sono tanti, troppi moderati che sono delusi”.

 

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