“VIVIAN MAIER”. UNA FOTOGRAFA RITROVATA”: 120 OPERE IN BIANCO E NERO IN MOSTRA A MILANO La mostra sarà ospitata al Forma Meravigli dal 20 novembre al 31 gennaio 2016

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vivian maier

Il Forma Meravigli ospiterà a Milano, dal 20 novembre al 31 gennaio 2016, la mostra “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata”, 120 opere in bianco e nero, realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, dalla tata fotografa. Con la mostra approda per la prima volta a Milano l’oggetto del più clamoroso caso fotografico degli ultimi anni: la vita e l’opera di Vivian Maier sono circondate da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino. Tata di mestiere, fotografa per vocazione, non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex.

È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe. L’allestimento milanese, che comprende anche alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti, è curato da Anne Morin e Alessandra Mauro, realizzato in collaborazione con Chroma Photography e promosso da Forma Meravigli, un’iniziativa di Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto.

Osservando il suo corpus fotografico spicca la presenza di numerosi autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui non ha mai voluto o potuto avere a che fare. Il suo sguardo austero, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, la sua lunga ombra che incombe sul soggetto diventano un tramite per avvicinarsi a questa misteriosa fotografa. Come scrive Marvin Heifermann nell’introduzione al catalogo, “seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi”.

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