IL G20 C0NTRO IL TERRORISMO

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I Paesi del G20 si impegnano a combattere “il crescente flusso di terroristi stranieri”. L’impegno dunque è scritto, nero su bianco nella bozza del documento finale del summit dei capi di Stato e di governo dei 20 Paesi più industrializzati in corso nella citta’ turca di Antalya. I leader del G20, secondo quanto statuito nella bozza del documento finale, si impegnano a condividere le informazioni di intelligence, a monitorare i passaggi alle frontiere e a incrementare le misure di sicurezza nel traporto aereo.

“Siamo preoccupati per l’acuto e crescente flusso di terroristi stranieri combattenti e per la minaccia che ciò pone per tutti gli Stati”, si legge nella bozza del documento finale, in cui non vengono mai nominati né l’Isis. “Siamo determinati ad affrontare questa minaccia”, assicurano i leader del G20 nel testo, in cui si specifica che si punterà a contrastare l’estremismo violento e il reclutamento e a prevenire l’uso terroristico delle tecnologie, compreso Internet. “Ogni inconraggiamento del terrorismo diretto o indiretto, l’incitamento agli atti di terrorismo e l’apologia della violenza devono essere impediti”, si afferma nella bozza.

La svolta, più volte rinviata, è adesso vicina. L’amministrazione Obama è ormai convinta della necessità di cambiare passo, di passare a una strategia più aggressiva nella lotta all’Isis. Innanzitutto estendendo il raggio di azione oltre Siria e Iraq e intensificando l’azione militare. E, dopo gli attacchi di Parigi, anche un “guerriero riluttante” come il presidente americano deve arrendersi alla realtà dei fatti. Non puo’ piu’ ignorare come quello con l’Isis non è un conflitto regionale, ma si è trasformato in una vera e propria guerra condotta a livello globale. Con l’America, come l’Europa, in prima linea.

Obama, dopo aver riunito il Consiglio per la sicurezza nazionale alla Casa Bianca, aspetta ora di tirare le fila dei colloqui in corso con i leader del G20 in Turchia, dove si sta tessendo la tela per rafforzare la coalizione internazionale contro lo Stato islamico. Coalizione finora troppo fragile, frammentata, persino divisa in alcune occasioni. E se un patto con la Russia per porre fine alla crisi in Siria viene ritenuto un passaggio fondamentale, l’altro pilastro del piano Obama è coinvolgere maggiormente l’Europa, spronare quei Paesi del Vecchio Continente finora più restii e prudenti a dare un contributo maggiore, anche sul fronte dell’azione militare.

Intanto  la presidenza lussemburghese dell’Unione europea ha convocato per il 20 novembre un Consiglio straordinario dei ministri della Giustizia e dell’Interno, per analizzare e rafforzare la lotta al terrorismo, a seguito degli attentati di Parigi.

Infine, nella notte una vera e propria pioggia di fuoco è stata lanciata dalla Francia su Raqqa, la ‘capitale’ dello Stato islamico in Siria, dove sarebbero stati addestrati gli attentatori di Parigi. I raid hanno colpito “almeno 20 obiettivi” nevralgici nella città. Gli Stati Uniti stanno fornendo alla Francia dati di intelligence per i raid in Siria, secondo quanto scrive il Wall Street Journal.

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