PAKISTAN, PROTESTA PACIFICA CONTRO LA LEGGE SULL’ISLAMIZZAZIONE DEI FIGLI “In caso di applicazione della legge faremo sentire la nostra voce a livello globale”, fino a citare l’Assemblea dei deputati davanti “al tribunale internazionale”. E' la presa di posizione del patriarca caldeo Mar Sako

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CATASTROFE UMANITARIA

“In caso di applicazione della legge faremo sentire la nostra voce a livello globale”, fino a citare l’Assemblea dei deputati davanti “al tribunale internazionale”. È questa la netta presa di posizione del patriarca caldeo Mar Louis Raphael I Sako nei confronti della norma sull’islamizzazione dei figli attiva in Pakistan. La legge considera in modo automatico come musulmani i figli in cui almeno uno dei genitori sia convertito all’islam. Nei mesi scorsi era stato presentato un emendamento che prevedeva che i minori restassero nella religione di nascita fino a 18 anni per poi decidere liberamente la propria fede. Ma a fine ottobre il Parlamento irakeno aveva respinto la proposta intaccando così i fondamenti costituzionali sulla libertà religiosa.

Rispondendo all’appello lanciato dal patriarca, il Consiglio diocesano di Baghdad ha promosso una protesta pacifica contro il famigerato articolo 26 della Costituzione. La manifestazione si è svolta nella locale chiesa di San Giorgio e ha ricevuto il sostegno dell’Associazione caldea, che ha subito aderito all’iniziativa. Alla protesta erano presenti sua Beatitudine Mar Sako, i rappresentanti delle comunità cristiane e le organizzazioni della società civile, esponenti dei media e un nutrito gruppo di cittadini, cristiani e musulmani insieme.

Rivolgendosi ai presenti, Mar Sako ha sottolineato che “la libertà è per tutti, compresa la libertà di religione” e “non vi può essere una assegnazione obbligatoria per legge della fede, che è una grazia di Dio”. Il messaggio delle religioni, i comuni valori dell’uomo e i diritti di base “garantiscono le libertà naturali e giuridiche”. Nel suo intervento, il patriarca caldeo ha proseguito evidenziando come la legge “contraddica il Corano” stesso, che dichiara in numerosi versetti che “non vi può essere alcuna costrizione in tema di religione”. Anzi, essa è “un affronto alle numerose disposizioni previste dalla Costituzione irakena”, fra cui l’articolo 3 il quale stabilisce che “L’Iraq è un Paese multi-etnico” con diverse religioni e culti.

Sua Beatitudine ha poi concluso l’intervento ringraziando i tanti musulmani presenti e le numerose ong che sostengono la posizione della Chiesa in nome del pluralismo nella società irakena ed ha esortato i parlamentari a “preoccuparsi che un individuo diventi piuttosto un buon cittadino, e non immischiarsi nella sua fede religiosa”. Se l’appello al presidente della Repubblica e alla Camera cadrà inascoltato, i vertici della Chiesa irakena ricorreranno ai massimi organismi della giustizia internazionale.

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