OXFAM: “L’UE SI IMPEGNI AFFINCHE’ I FONDI SIANO USATI REALMENTE PER LE PERSONE IN DIFFICOLTA'” Secondo l'organizzazione internazionale esiste il rischio che l'Emergency trust fund sia usato impropriamente

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Si è concluso il vertice UE-Africa sulle migrazioni, a Malta. La conferenza di La Valletta, che ha visto la partecipazione di 90 delegazioni e 45 leader ma solo di 22 Nazioni europee (su 28) e di 23 africane su 35, è stata deciso lo scorso aprile in occasione del vertice straordinario dell’UE convocato dopo l’ennesima strage di migranti al largo di Lampedusa. L’obiettivo era quello di affrontare – assieme ai partner africani – le cause profonde dell’immigrazione e di cercare soluzioni a lungo termine con i Paesi di origine e di transito.

La giornata conclusiva del summit ha visto la stesura di una Dichiarazione e di un Piano d’azione che mirano a incrementare la tutela dei diritti umani e della dignità delle persone. Secondo Oxfam – una delle più importanti confederazioni internazionali specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, composta da 17 organizzazioni di Paesi diversi – particolare preoccupazione desta il rischio che l’Emergency Trust Fund (Etf) – il Fondo fiduciario per l’Africa – devoluto dall’Unione Europea possa far sfumare il confine fra “l’aiuto pubblico allo sviluppo”, destinato a ridurre la povertà, e i fondi stanziati per chiudere i confini degli stati africani. Oxfam chiede pertanto all’Unione europea un impegno chiaro e trasparente affinché “i fondi siano davvero utilizzati per aiutare le persone in difficoltà, non per costruire muri”.

“Il Fondo deve segnare una netta distinzione fra gli stanziamenti destinati all’aiuto allo sviluppo e quelli stanziati per la sicurezza: hanno obiettivi differenti e non possono essere confusi” ha spiegato Sara Tesorieri, policy advisor di Oxfam per l’immigrazione. L’Ong chiede inoltre che gli aiuti per l’Africa non vengano condizionati da un maggiore controllo delle frontiere da parte dei singoli Stati. “Renzi e gli altri leader europei e africani hanno trovato l’accordo su tante belle parole: ora devono essere in grado di metterle in pratica – ha precisato la Tesorieri –. Ma sarà impossibile se l’Europa continuerà ad anteporre la sicurezza delle frontiere ai suoi principi fondamentali. Gli aiuti servono per le persone, non possono essere oggetto di scambio tra governi”.

L’Emergency Trust Fund equivale a 1,8 miliardi di euro e si compone di 1 miliardo di euro proveniente dalle riserve dell’Edp- European development fund (fondi già previsti e mai stanziati) e 800 milioni coperti con altri fondi per la cooperazione. A questi si aggiungono i soldi degli Stati membri, che si sono fermati a soli 78 milioni. L’Italia contribuirà con 10 milioni di euro (come il Belgio), 5 meno dell’Olanda, il maggior contribuente. Grecia, Cipro e Croazia non doneranno nulla. Lituania, Lettonia e Slovenia daranno ciascuno 50 mila euro. il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, in apertura del summit, aveva lanciato un appello per salvare la cooperazione europea poiché le Nazioni Unite avevano registrato un drammatico calo di donazioni dall’Unione, passando dai 560 milioni di dollari nel 2014 ai 77 stanziati quest’anno.

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