Come ricominciare dalla nonviolenza

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ramonda

Portare il bene là dove c’è il male, costruendo delle comunità solidali, fraterne, civili, che possono anche vigilare contro ogni elemento di violenza. E’ questa l’unica strada per uscire dalla spirale di violenza che ha aggredito il mondo moderno. Va recuperato, ma soprattutto vissuto, il valore della non violenza, sia per chi è cattolico ma anche per i non credenti. Consiste nell’andare incontro all’altro anche se è profondamente diverso da noi.

E non è soltanto un’idea astratta, ma testimonianza concreta di vita. L’associazione Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, ha una presenza in Colombia e in Palestina da diversi anni, dove praticamente fungiamo da collante, da ponte tra le diverse fazioni. Nel villaggio di Tuwani, ad esempio, viviamo insieme alle famiglie locali, facciamo doposcuola, li accompagniamo in classe. Impegnati per questo sono i giovani dell’Operazione Colomba, un meraviglioso lavoro che porta risultati straordinari in termini di convivenza. Anche in Libano operiamo con i rifugiati siriani.

Poi, sempre per restare sull’operatività, c’è il lavoro dei Caschi Bianchi, il servizio civile internazionale che noi abbiamo in quasi 20 Paesi del mondo; anche lì l’obiettivo è costruire ponti, favorire il dialogo, tracciare percorsi di riconciliazione. Si può e si deve fare, è questa la strada maestra.

Ciò che è accaduto a Parigi è un attentato ignobile e vigliacco contro innocenti che va condannato energicamente. Parigi è una nuova tappa che ci deve portare a cercare di rimuovere le cause di una violenza planetaria ormai imprevedibile.

Un esame di coscienza dell’Occidente e delle nazioni che continuano a vendere armi, a sedersi da una parte ai tavoli negoziali e dall’altra a foraggiare le nazioni in cui si annidano fondamentalismi estremi, è necessario. Siamo nell’era delle armi di distruzione di massa, nell’era della globalizzazione selvaggia che già oggi consente all’1% della popolazione mondiale di avere il possesso del 40% dei beni della terra. Siamo nell’era in cui la forza delle armi e della violenza che ne emana sono diventate strumento al servizio dei fondamentalismi terroristici.

Il grido delle vittime di Parigi ci deve fare ribellare contro tutte le forme di violenza che si annidano contro l’uomo, dall’uccisione nel grembo materno, alla morte dei rifugiati sui barconi. Dietro ogni violenza c’è la sofferenza di un Dio solidale che si coinvolge nei problemi dell’essere umano. Credo dunque fortemente che la risposta vera alla crisi dell’oggi sia la nonviolenza vissuta.

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