IL BRASILE FESTEGGIA LA REPUBBLICA

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E’ il 15 novembre del 1889. Nell’odierna Piazza della Repubblica, un golpe militare, guidato dal maresciallo Deodoro de Fonseca, depone l’imperatore don Pedro II dal trono senza l’uso di armi né di violenza. Sono varie le cause della fine dell´epoca imperiale in Brasile: la crisi economica che seguì alla guerra contro il Paraguay, aspri dibattiti all’Interno  della Chiesa cattolica sudamericana; la classe media in continua crescita con la richiesta di maggiore libertà e progresso sociale; i grandi latifondisti che abbandonano l´imperatore dopo l’abolizione della schiavitù.

Quella mattina di novembre, i rivoltosi scendono per le strade di Rio guidati dal maresciallo Deodoro e riuscendo a prendere possesso del quartier generale della città e del Ministero della Guerra. L´imperatore, che in quel momento è nella città di Petrópolis, informato del colpo di Stato decide di non opporre resistenza per evitare un bagno di sangue. La famiglia reale decide di abbandonare il Paese esiliandosi da sola in Europa. Solo negli anni ’20 gli sarà concesso di far ritorno in Brasile.

Deodoro indice un referendum per chiedere ai brasiliani l’approvazione di un sistema repubblicano. Il nome del Paese diventa quello di Repubblica degli Stati Uniti del Brasile, nome che nel 1967 cambia in Repubblica Federale del Brasile. Dal 1889 al 1939 la forma di governo fu quella di una democrazia costituzionale. Agli inizi del XX secolo, l’esportazione di caffè, risorsa economica principale dello Stato, viene sostituita dallo zucchero. Il commercio di questa risorsa porta la nazione a una grande crescita economica, attraendo una forte immigrazione europea, proveniente principalmente dal nord Italia e dalla Germania. L’afflusso di manodopera portò il paese a sviluppare un’economia di tipo industriale e ad espandersi lontano dalla costa, fino a diventare, oggi, una potenza economica in fase di sviluppo.

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