PARIGI, L’ATTACCO TERRORISTICO MINUTO PER MINUTO La sequenza delle esplosioni che ha scosso la capitale francese

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Parigi torna a tremare dinanzi all’ororre dell’Isis. Un attacco al Bataclan, sala per concerti nell’XI arrondissement, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo, colpi di mitragliatrici in un ristorante e in un bar del X arrondissement. Granate attorno allo Stade de France, nella periferia della capitale, dove è in corso l’amichevole Francia-Germania e dove è presente anche il presidente Hollande. Spari a Beaumarchais e in altre due strade. Decine i feriti, centinai i morti.

Sono le circa le 21:20. E’ un normalissimo venerdì sera. La gente affolla i bar e i caffè della città quando un’esplosione nel X arrondissement, fa precipitare Parigi nel terrore: al grido di “Allah è grande” un uomo a viso scoperto entra nel caffè Carillon e fa fuoco sui clienti seduti ai tavolini esterni del locale. Una raffica di proiettili si abbatte anche sulle vetrine del bar. Il terrorista attraversa la strada e fa fuoco contro il ristorante Petit Cambodge. Poco distante, a Belleville, si odono i colpi di alcune mitragliatrici. Una Clio è crivellata di fori, a terra c’è una motocicletta con due persone gravemente ferite. “Stanno sparando a caso in tutte le direzioni”.

Passano dieci minuti. Alle 21:30 al Bataclan, una delle sale da concerto storiche di Parigi, è in corso lo show del gruppo rock “Eagles of Death Metal”, una band americana. Si ode una forte esplosione all’esterno del teatro: i terroristi entrano nel teatro e fanno fuoco sul pubblico, circa trenta i colpi. Mentre sparano, gli attentatori urlano “Per la Siria!”, a voler vendicare i raid aerei che la Francia sta compiendo in questi giorni sul Califfato. L’obiettivo dei bombardamenti è quello di colpire i jihadisti, spesso di origne francese.

Mentre al Bataclan si consuma la “vendetta islamica”, due uomini, armati di fucile, aprono il fuoco sui tavolini del bar La Belle Equipe, in rue de Charonne. I testimoni parlano di almeno un centinaio di colpi. L’azione dura tre minuti, poi gli uomini salgono su un auto e fuggono via. I francesi non sanno ancora nulla di quanto sta avvenendo, e lo scoprono in diretta intorno alle 22:00, perchè allo Stade de France è in corso l’amichevole di calcio Francia-Germania. Sugli spalti c’è anche il presidente Hollande. Un esplosione fa tremare l’arena. Si pensa che sia un petardo, o un problema dell’impianto audio (per chi segue la partita da casa). Pochi istanti e altri tre boati si sentono all’esterno dello stadio. I giocatori, turbati non sanno cosa fare. Dagli spalti le urla dei tifosi: “E’ un attacco, è un attacco”. Hollande viene fatto allontanare e gli spettatori lasciano i loro posti per raggiungere il campo da gioco. All’esterno una scena raccapricciante: due corpi sembrati sono a terra a pochi passi dagli ingressi. La Francia conosce per la prima volta la paura dei kamikaze.

Al Bataclan è ancora in corso la furia omicida dei jihadisti. I miliziani tengono in ostaggio il pubblico. Dall’interno della sala qualcuno riesce a collegarsi ad internet per lanciare messaggi di aiuto su Twitter. “Ci stanno uccidendo uno ad uno, a freddo. Lanciano bombe”. I terroristi ricaricano le armi più volte, sparano con tranquillità. E’ l’una passata quando il presidente Hollande arriva al teatro. Ha appena concluso un vertice con i capi della sicurezza dove ha stabilito lo stato d’emergenza e la chiusura delle frontiere. C’è sgomento e paura tra i presenti. Intorno alle 01:30 viene dato l’ordine alle forze armate di entrare nella sala concerti. Il blitz riesce: gli ostaggi sono portati in salvo e i terroristi rimangono uccisi. Quello che trovano i pompieri all’interno dell’edifico fa raggelare il sangue: centinaia di giovani sono riversi a terra in un lago di sangue. Sono ormai le 02:00. Su Parigi è scesa una calma surreale. Inizia il conto dei morti, dei feriti, dei danni. Alle 03:00 il bilancio provvisorio è di 118 morti solo al teatro. E’ l’11 settembre dell’Europa.

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