BAGNASCO CHIUDE IL CONVEGNO ECCLESIALE: “IL PERICOLO E’ LA TIEPIDEZZA SPIRITUALE” Il presidente della Cei: "L’impegno del cattolico nella sfera pubblica deve testimoniare coerenza e trasparenza"

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Si sono chiusi i lavori del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale. La giornata è iniziata con la condivisione delle sintesi e delle proposte elaborate nei gruppi di lavoro. Duecento gruppi e altrettanti facilitatori; 20 moderatori, quattro per ciascuna delle cinque tematiche approfondite.  Poi i 5 interventi conclusivi che riporteranno in assemblea plenaria quanto è stato condiviso tra mercoledì e giovedì in oltre sette ore di confronto. Il Convegno di Firenze non è “un evento isolato, ma il punto di arrivo di un percorso condiviso e approfondito”. E’ anche, e soprattutto, “un nuovo punto di partenza per il cammino delle nostre comunità e dei singoli credenti”. Dalla Fortezza da Basso, il cardinal Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha tracciato le “prospettive” della Chiesa italiana partendo dal Vaticano II e mirando al Giubileo.

La parola d’ordine è “sinodalità”: per comprendere meglio questo termine, il vescovo ha citato il discorso  pronunciato dal Papa durante la commemorazione del 50° anniversario del Sinodo.  La voglia è quella di “mettersi in gioco”, partendo dalle “coordinate fondamentali” offerte da Bergoglio a Santa Maria del Fiore: “Ci ha chiesto autenticità e  gratuità, spirito di servizio, attenzione ai poveri, capacità di dialogo e di accoglienza”. In una parola, “ci ha esortati a prendere il largo con coraggio e a innovare con creatività, nella compagnia di tutti coloro che sono animati da buona volontà”. Primo passo: “Meditare con attenzione”, come “premessa per riprendere” l’Evangelii Gaudium “nelle nostre comunità e nei gruppi di fedeli”.

L’attenzione della Chiesa è anche sugli ultimi. Sei milioni di poveri, 1.500 organismi caritativi sul territorio, 500 mila “solitudini” a cui le Caritas diocesane cercano di rispondere in modo differenziato. Bagnasco cita i numeri a braccio, per testimoniare le “tante povertà, ai bordi della strada”, di cui la Chiesa, che è in Italia, quotidianamente si fa carico. Perché la persona, contrariamente alla “vulgata” corrente, non si misura sulla sua “efficienza” o  in base al denaro che possiede. È la “gratuità – dice il cardinale -, il tratto tipicamente nostro e qui parlo dell’Italia”. E l’umanesimo cristiano è “umanesimo della concretezza”: il volto di Gesù misericordioso è “l’antidoto più efficace” al rischio “dell’autosufficienza o alla tentazione di ridurre Dio ad astratta ideologia”.

Rispondendo ai giornalisti nella conferenza stampa di chiusura, Bagnasco non si sottrae alle più scottanti questioni di attualità, come gli attacchi interni ed esterni alla Chiesa: “Le ombre sono gravi e anche gravissime, ma non devono arrivare ad oscurare la grande luce che continua ad esserci, quella di tante religiose e religiosi che vivono con fedeltà alla propria vocazione, con dedizione alla propria gente e ai propri doveri”. Sull’8×1000, bisogna “informarsi correttamente e pensare con la propria testa”. Quanto alle “incrostazioni mafiose”, come quelle in alcune processioni sul territorio, Bagnasco risponde: “Devo sentire tutti i miei confratelli”. E invita a riscoprire “Educare alla legalità, un piccolo ma molto puntuale documento della Cei di qualche decennio fa”.

La Chiesa è composta soprattutto da laici, e il presidente della Cei proprio al popolo di Dio rivolge un accurato appello: “Non partiamo da zero”, in nessuna delle “cinque vie” di Firenze. “L’impegno del cattolico nella sfera pubblica deve testimoniare coerenza e trasparenza.Tra le priorità, accompagnare le famiglie e porre nuova attenzione per la scuola e l’università”. Bagnasco ha detto di essere “rimasto colpito soprattutto dalle attese emerse dai giovani, dalla loro richiesta di riconoscimento, di spazi e di valorizzazione: sono condizioni perché la fiducia che diciamo di avere in loro non rimanga a livello di parole, troppe volte contraddette dalla nostra povera testimonianza”. Infine, il triplice abbraccio del presidente della Cei “ai vostri vescovi e sacerdoti e al tutto il popolo. Papa Francesco Le vogliamo bene!”.

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