IL PONTEFICE AI FILOSOFI: “L’EUROPA ACCOLGA GLI AFFAMATI COME FRATELLI” Dall’udienza alla Fondazione Romano Guardini il Papa lancia un nuovo appello per l'accoglienza dei migranti

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“I popoli europei accolgano gli affamati, i forestieri come fossero fratelli”. Papa Francesco prende spunto da un’udienza alla Fondazione Romano Guardini per levare un nuovo appello. Parlando del grande teologo tedesco, il Pontefice sottolinea che nel popolo riconosciamo, come in uno specchio, le forze dell’azione divina. “Non c’è, e non ci può essere, su tutta la Terra un peccato che Dio non perdoni a chi non si pente sinceramente”. Durante l’incontro, Francesco riprende un passo dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, su cui si sofferma il teologo e filosofo in un suo libro. E’ il passaggio in cui una contadina macilenta va dallo starec, un sacerdote russo per confessarsi, dopo aver ucciso il marito che la maltrattava.

“La donna è chiusa in sé stessa, ma – sottolinea il Santo Padre – il sacerdote mostra una via d’uscita. Nella confessione la donna viene trasformata e riceve di nuovo speranza. Proprio le persone più semplici comprendono di che cosa si tratta. Vengono prese dalla grandezza che risplende nella sapienza e nella forza di amore dello starec. Comprendono che cosa significhi santità, cioè un’esistenza vissuta nella fede, capace di vedere che Dio è vicino agli uomini, tiene la loro vita tra le sue mani”.

Francesco si è così soffermato sulla categoria di popolo presente nel pensiero di Guardini, considerato come uno specchio in cui riconoscere “il campo di forze dell’azione divina: lui intende il concetto di popolo distinguendolo nettamente da un razionalismo illuministico che considera reale soltanto ciò che può essere colto dalla ragione e che tende a isolare l’uomo strappandolo dalle relazioni vitali naturali. Il popolo, invece, significa il compendio di ciò che nell’uomo è genuino, profondo, sostanziale”.

Qui, il Papa coglie l’occasione per un nuovo appello al Vecchio Continente affinché accolga i migranti con generosità: “Così potremmo forse riconoscere che Dio, nella Sua sapienza, ha inviato a noi, nella ricca Europa, l’affamato perché gli diamo da mangiare, l’assetato perché gli diamo da bere, il forestiero perché lo accogliamo, e l’ignudo perché lo vestiamo. La storia poi lo dimostrerà: se siamo un popolo, certamente lo accoglieremo come un nostro fratello; se siamo solamente un gruppo di individui più o meno organizzati, saremo tentati di salvare innanzitutto la nostra pelle, ma non avremo continuità”.

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