QUELLE MAIL TRA LEON E GLI EMIRATI CHE METTONO A RISCHIO I NEGOZIATI IN LIBIA Una corrispondenza imbarazzante con il governo emiratino fa dubitare dell'imparzialità dell'ex inviato Onu

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LIBIA

Non bastavano l’Isis e le divisioni politiche tra Tobruk e Tripoli. A rendere più arduo il percorso per la pace in Libia si sono aggiunte mail imbarazzanti tra l’ex inviato Onu Bernardino Leon e il governo degli Emirati Arabi Uniti che, almeno fino allo scorso agosto, fornivano armi alle parti in conflitto, violando l’embargo. Nei giorni scorsi è stato il britannico Guardian a rivelare dettagli sulla nomina di Leon a direttore dell’accademia diplomatica degli Emirati (Eda), un lavoro da circa 50mila euro al mese. Le mail, di cui scrive il Nyt e che il giornale dice di aver ottenuto tramite un “intermediario” critico rispetto alla politica estera degli Emirati, rischiano di gettare nuove ombre sull’imparzialità di Leon, mentre da Tobruk e Tripoli ancora non arrivano segnali positivi sulla proposta di accordo Onu per un governo di unità che ponga fine al caos a quattro anni dalla rivoluzione e dalla morte di Muammar Gheddafi. “La questione è che gli Emirati hanno violato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu sulla Libia e continuano a farlo”, ha scritto lo scorso 4 agosto Ahmed al-Qasimi, diplomatico emiratino, in una email a Lana Nusseibeh, ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti all’Onu. Nei messaggi, continua il Nyt, diplomatici emiratini ammettono esplicitamente che il governo fornisce armi agli alleati in Libia e al-Qasimi scrive che “bisogna cercare una copertura per limitare i danni”.

Nella regione, gli Emirati hanno sostenuto la destituzione del presidente egiziano Mohamed Morsi, espressione dei Fratelli Musulmani. In Libia hanno sostenuto le fazioni anti-islamiche, dandosi battaglia con il vicino Qatar per l’influenza nell’area. Funzionari delle Nazioni Unite erano a conoscenza del potenziale conflitto di interessi, sottolinea il New York Times rivelando una mail, datata 27 agosto, in cui Jeffrey Feltman, numero uno per gli Affari politici dell’Onu ed ex diplomatico americano, scrive ai responsabili emiratini di lasciare Leon al suo incarico di inviato Onu per la Libia per un paio di settimane in più nella speranza di arrivare alla firma dell’accordo che dovrebbe porre fine al caos libico. Il segreto mantenuto sul nuovo incarico di Leon fino a questo mese ha suscitato le ire dei libici di schieramento opposto a quelli sostenuti dagli Emirati, che accusano ora il diplomatico di favoritismi e conflitto di interessi. Leon si è difeso affermando che nulla ha influenzato il suo lavoro di mediatore. Ma tra le mail trapelate ce ne sono anche di sue, come una che risale al 6 settembre inviata a un responsabile emiratino, Sultan al-Jaber, in cui Leon scrive: “Domani sarò al lavoro con i colleghi dell’Eda e sarò sempre a vostra disposizione qualora aveste bisogno di qualcosa da me”.

Poi c’è la corrispondenza che vede coinvolti gli Usa. In una email del 30 settembre, prosegue il Nyt, si fa riferimento a note diplomatiche del numero due dell’ambasciata americana ad Abu Dhabi, Ethan A. Goldrich. Dal testo si evince che almeno dallo scorso febbraio gli Usa protestavano per forniture all’Egitto di droni di fabbricazione emiratina in violazione degli accordi internazionali e per la vendita di droni anche ad altri Paesi, “Russia compresa”. In un’altra nota, aggiunge il giornale, si parla di violazioni sull’embargo alle armi alla Libia da parte di un’altra azienda con sede negli Emirati, forse in collaborazione con una società saudita. E poi esce ancora il nome di una terza società emiratina sospettata di acquisto di armi dalla Corea del Nord. In un messaggio del 3 giugno l’ambasciatore degli Emirati a Washington, Yousef al-Otaiba, scrive di essere stato convocato “ancora una volta” dal Dipartimento di Stato per la questione delle armi nordcoreane.

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