Per un “nuovo” umanesimo di fraternità

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Si chiude oggi, con l’intervento del Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il 5° Convegno ecclesiale nazionale, a Firenze, sul tema “In Gesù Cristo, un nuovo umanesimo”. Oltre 2500 partecipanti, molti presenti virtualmente in streaming (novità assoluta di quest’incontro), con l’abbraccio affettuoso a Papa Francesco di una Chiesa festante nella gioia del Vangelo.  Il Pontefice ha rivolto un invito importante, ai fedeli: “Mantenere un sano contatto con la realtà, con ciò che la gente vive, con le sue lacrime e le sue gioie, è l’unico modo per poterla aiutare, formare e comunicare. È l’unico modo per parlare ai cuori delle persone toccando la loro esperienza quotidiana: il lavoro, la famiglia, i problemi di salute, il traffico, la scuola, i servizi sanitari”.

Il Papa, insomma, ha parlato con un linguaggio familiare alla famiglia di Dio, così annunciando l’essenza dell’umanesimo cristiano, concreto e integrale: l’intimità con Dio e tra gli uomini nella vita reale, quotidiana.

Un umanesimo “familiare”, potremmo dire, dunque, quello cristiano. Il complesso di relazioni interpersonali che si costituiscono all’interno della famiglia, basate sull’amore fedele e responsabile – maternità-paternità, nuzialità, filiazione, fraternità –, corrisponde alle modalità di relazione in società, nella famiglia umana e nella famiglia di Dio, la Chiesa, l’umanità.

Nel cuore della famiglia, la persona si integra con naturalezza e armonia in un gruppo umano, superando la falsa opposizione tra individuo e società”, scriveva infatti Papa Bergoglio nel Messaggio al Congresso Latino-Americano di Pastorale Familiare a Panama, nel 2014. Nel cuore della famiglia umana, la persona scopre la propria dignità di figlio di Dio e vive la fede come la dimensione essenziale dell’esistenza, inscindibile da quella “in orizzontale”, terrena, del vivere insieme agli altri, in un legame libero di reciproca responsabilità.

Nel “De quantitatae animae”, Sant’Agostino parla dell’uomo comeil solo essere, fornito di sensi e in grado di ragionare, capace di intendere Dio, ammirare le sue opere, riconoscerne valore e potenza”. L’essere umano è la sola creatura che ha con Dio un rapporto affettivo, razionale e sentimentale, “familiare”, filiale, fraterno, in Gesù Cristo, nuziale, nella Chiesa. La relazione con il Padre, “riboccante di soprannaturale carità”, come diceva Paolo VI (nel Messaggio ai Fratelli lontani, “Ascoltateci”), è intimamente connessa alla dignità della persona umana. La vita è tutta un “tirocinio” d’amore con Dio – per usare un’espressione dell’umanista cristiano Emmanuel Mounier – nella relazione con gli altri, con i fratelli in umanità. L’antropologia è illuminata dal mistero trinitario.

Il “nuovo umanesimo” annunciato da Papa Francesco è, allora, un umanesimo di fraternità. “Ogni uomo è mio fratello”: in questa espressione è contenuto “il traguardo di ogni umano progresso”, il fondamento della “civiltà dell’amore”, diceva Paolo VI. E, nell’Esortazione apostolica “Familiaris Consortio” di Giovanni Paolo II, leggiamo che “un autentico spirito di carità fraterna è strumento efficace di sviluppo umano integrale e di pace”. I suoi “obblighi” sono la solidarietà, la giustizia sociale, la carità universale. Tutti contenuti in una sola legge: il mandato d’amore lasciato in eredità da Gesù all’umanità. Il dovere che soggiace a tutti gli altri e li alimenta è la verità.

Fraternità, fratellanza, è dunque la parola chiave dell’umanesimo cristiano e di una nuova condizione umana.

Nuovo umanesimo non significa “uomo nuovo”, ma piuttosto rinnovato, alla luce del Vangelo della speranza, della misericordia, della fraternità universale. L’autentica umanità, di cui parla Papa Francesco sull’esempio di Gesù Cristo, è di fraternità, nella Paternità di Dio. “La fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella o un vero fratello, senza di essa è impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura”, dichiarava, infatti, il Pontefice, in occasione della Giornata mondiale per la Pace, inizio d’anno 2014.

L’antropologia della fratellanza, rigenerata in Gesù Cristo, estende i rapporti d’amore oltre i vincoli parentali, nella relazione con Dio.  Significa guardare nel volto di Gesù lo sguardo di Dio. Gesù è testimone, modello ed esempio di umanità realizzata, autentica, integrale, come perfetta fratellanza. Affermava il padre dell’umanesimo cristiano, Erasmo da Rotterdam: “L’uomo completo è colui che è in rapporto intimo con Cristo, che vive in imitatio Christi”, sull’esempio di Gesù, figlio del Dio vivente. Siamo fratelli in Cristo, fratelli di Cristo, custodi di umanità “a immagine di Dio” e ambasciatori di speranza, di salvezza.

Ecco, allora, il sesto verbo, che completa le “cinque vie” di riflessione della Chiesa italiana a Firenze: appunto, “custodire”. Essere custodi, dei fratelli e del creato, è la nostra missione. La “custodia” significa amore, cura, servizio, pazienza, tenerezza, misericordia, ascolto, annuncio, essere prossimi, educare ed educarsi all’umano e nell’umano, vivere, sentire e testimoniare la “fragranza della presenza di Gesù”, nella gioia della fede, come incontro continuo e sempre meraviglioso abbraccio nel mistero di comunione trinitario, familiare, con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, nella coscienza e nella relazione con gli altri, nel mondo.

L’umanesimo di fraternità è, dunque, ecologico. “La terra è la casa comune dell’umanità”, scrive Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato si’”. Ed è la casa di Dio.

A Firenze, l’Arcivescovo di Agrigento, il Cardinale Francesco Montenegro ha annunciato che il Pontefice ha deciso di regalare all’isola di Lampedusa l’opera dell’artista cubano Kacho, raffigurante una croce composta dai remi di un barcone, che Raul Castro gli aveva donato in occasione della visita a Cuba. Ed è proprio da questa frontiera del Mediterraneo, alla “periferia del mondo”, che, nel luglio 2013, Papa Francesco aveva lanciato l’invito ad un nuovo umanesimo di fraternità.

 

 

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