INDAGATO IL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA VINCENZO DE LUCA, CON IL CAPO DELLA SUA SEGRETERIA E ALTRE 5 PERSONE Anche il giudice Anna Scognamiglio e suo marito sarebbero iscritti nel registro degli indagati

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Corruzione per induzione e rivelazione segreti di ufficio, i reati contestati a sette indagati nell’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli, trasferita a Roma. Sotto indagine, infatti, con il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e il capo della sua segreteria, Nello Mastursi, sarebbero anche il giudice Anna Scognamiglio, del Tribunale civile partenopeo, e suo marito, Guglielmo Manna, manager dell’Ospedale Santobono.

Lo scorso luglio, il Tribunale di Napoli aveva accolto il ricorso del presidente della Regione Campania De Luca, così confermando la decisione del giudice monocratico Gabriele Cioffi, per la sospensione cautelare degli effetti della Legge Severino, in attesa di pronunciamento sulla legittimità da parte della Corte Costituzionale. Per applicazione della norma, infatti, De Luca sarebbe stato incandidabile, in quanto condannato per abuso d’ufficio quando era sindaco di Salerno.

Da intercettazioni telefoniche della polizia giudiziaria, di colloqui tra Mastursi e Manna, risulterebbe che la sentenza positiva al ricorso emessa dal collegio di cui faceva parte Scognamiglio sarebbe stata uno scambio per il conferimento di un incarico. Tra gli indagati, persone che avrebbero favorito l’accordo corruttivo.

Mastursi si è dimesso dal ruolo di fiducia del presidente De Luca, il quale dichiara la propria “totale estraneità” e di essere “parte lesa in questa vicenda”, insieme alle Istituzioni. “È stato fatto il mio nome a mia insaputa”, afferma. “I cittadini italiani hanno il diritto di essere rappresentati da persone perbene”, dice in conferenza stampa. “C’è un oltraggio permanente allo Stato di diritto e alla Costituzione”. E ancora: “Sostengo l’azione dei magistrati e aspetto un chiarimento su tutta la vicenda”. Poi: “Interverrò contro chiunque offenda il mio onore e la mia dignità”.

De Luca sarà ascoltato dai magistrati romani, competenti per il distretto della Corte d’Appello di Napoli, insieme agli altri indagati. La Procura capitolina ha già disposto perquisizioni negli uffici della Regione, con il sequestro di documenti e computers utili a fare luce nelle indagini.

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