QUALITA’ DELL’AMBIENTE: CRESCE L’IMPIEGO DI RINNOVABILI, GESTIONE DEI RIFIUTI POCO EFFICIENTE L'Istat: raccolti 10 milioni di tonnellate di rifiuti, stesso livello del 2013. Cala il consumo di energia elettrica nelle città italiane

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Cresce di poco la differenziata, cala il consumo di elettricità, sale l’impiego di energie rinnovabili. E’ la fotografia scattata dall’Istat nel rapporto sulla “Qualità dell’ambiente urbano” nel 2014. Un quadro sostanzialmente positivo, a parte l’aspetto relativo alla gestione dei rifiuti, ancora non in linea con quello dei grandi Paesi europei. Nel complesso dei comuni capoluoghi di provincia sono state raccolte quasi 10 mln di tonnellate di rifiuti urbani, un quantitativo pressoché stabile rispetto al 2013, pari a circa un terzo della produzione nazionale. In termini pro capite si contano 541,1 kg per abitante (-2% sul 2013, circa 10 kg in meno a testa). Le quantità pro capite sono mediamente più alte nei capoluoghi del Centro (604,2 kg) che in quelli del Nord (539,6 kg per abitante) e del Mezzogiorno (508,0). Il 38,6% dei rifiuti urbani è raccolto in modo differenziato, quota crescente negli anni (+2,9 punti percentuali rispetto al 2013). Nei capoluoghi il valore obiettivo previsto dalla normativa per il 2008 (45%) non è stato ancora raggiunto mentre risulta conseguito a livello nazionale, con una media del 45,2% sul totale dei comuni. La situazione è molto diversificata a livello territoriale: nei capoluoghi del Nord è raccolta in modo differenziato quasi la metà dei rifiuti urbani (49,7%), mentre nel Mezzogiorno la quota scende al 22,6% e anche i capoluoghi del Centro si collocano al di sotto del valore Italia (38,2%)

Le quote maggiori di raccolta differenziata si rilevano a Pordenone (79,4%) e Mantova (77,0%) ma quota 70% è superata anche a Verbania, Trento, Tortolì, Belluno e Treviso. In altri 22 capoluoghi (tra i quali la metà del Sud o sardi) la differenziata raggiunge quote comprese tra il 70 e il 60% (con obiettivo 2012 raggiunto o di prossimo conseguimento) e nel complesso in 11 città gli incrementi rispetto al 2013 superano i 10 punti percentuali, indice di una dinamica accelerata e di politiche mirate applicate da un numero crescente di amministrazioni. Le quote più basse di raccolta differenziata (inferiori al 10%) sono tutte riferite a capoluoghi del Mezzogiorno: Foggia, sei siciliani (Siracusa, Enna, Caltanissetta, insieme a Palermo, Messina e Catania tra i grandi comuni ) e tre calabresi (Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio di Calabria). Nelle grandi città le quantità pro capite di rifiuti raccolti (546,2 kg per abitante) sono mediamente più basse sia rispetto agli altri capoluoghi sia rispetto al valore nazionale, ma anche la raccolta differenziata è più limitata, copre in media solo un terzo dei rifiuti prodotti (quasi 12 punti percentuali in meno della media nazionale). Le migliori performance sono quelle di Venezia e Verona (entrambe con più della metà dei rifiuti differenziati). Venezia, dove i rifiuti urbani superano i 600 kg per abitante (come a Padova, Firenze e Catania), registra i progressi maggiori per la differenziata (dal 41,4 al 52,5%), seguita da Milano, Bari e Roma. A Napoli, al centro dell’emergenza rifiuti negli scorsi anni, la differenziata copre il 22% dei rifiuti urbani, con un moderato incremento rispetto al 2013 (+1,7 punti percentuali). Circa il 36% della raccolta differenziata dei capoluoghi è composta da frazione organica, il 30% da carta e cartone (rispettivamente circa 6 punti in meno e 7 in più della media dei comuni), il 13% dal vetro, il 7% dalla plastica, il 5% dal legno, il 3% dagli ingombranti avviati a recupero e il rimanente 5% da altre tipologie di rifiuto, inclusi i Raee .Per questi ultimi la normativa vigente fissa un target di 4 Kg per abitante, raggiunto nel 2014 in circa la metà dei capoluoghi (incluse Genova, Venezia, Trieste e Roma tra le grandi città).

Il consumo di energia elettrica per uso domestico diminuisce del 7,3% nel 2014 (1.056 kWh in termini pro capite, inferiori al livello del 2000), dopo il calo quasi analogo registrato l’anno precedente (-7,2% sul 2012). Anche il consumo per utenza (2.069 kWh) mostra lo stesso trend negli ultimi due anni (-5,1% in entrambi gli intervalli). I consumi pro capite segnano i valori più elevati tra i capoluoghi del Centro, in media 1.110 kWh per abitante; scendono a 1.038 al Nord e a 1.032 kWh per abitante nel Mezzogiorno, con contrazioni maggiori dove i livelli di consumo sono più alti (-9,3 al Centro, -7,4 e -5,3% rispettivamente nelle altre ripartizioni). I consumi più elevati si rilevano in alcuni capoluoghi della Sardegna (dove non è presente la rete del gas metano), in particolare a Cagliari e Olbia (circa 1.460 kWh per abitante). Seguono Aosta, insieme a Sassari, Carbonia e Oristano. In fondo alla graduatoria si posizionano Terni, Foggia, Andria, Trento e Matera (sotto 880). I consumi di energia elettrica diminuiscono in tutti i capoluoghi, con le eccezioni di Brescia e Vicenza (+4,1 e +2,4% sul 2013). A Roma e Torino le contrazioni più consistenti (superiori al 10%), ma nel complesso dei grandi comuni , dove il livello medio di consumo è più elevato, si rileva un calo più accentuato rispetto alle altre città, soprattutto al Nord. I consumi totali di gas metano delle città, che rappresentano circa il 30% delle quantità consumate nell’intero Paese, risultano in leggera crescita nel 2013 (+1,2%, contro -5,9% in media Italia) ma si riducono sensibilmente nel 2014 (-14,3%), scendendo al di sotto dei 10 milioni di m3.

I consumi complessivi delle città rispetto alle province di riferimento risultano molto differenziati sul territorio. Nel 2013 la quota di consumo dei capoluoghi è intorno al 28% sia al Nord sia nel Mezzogiorno, mentre supera il 45% al Centro. Le grandi città mostrano profili molto diversi: a Genova, Trieste e Roma i consumi pesano di più rispetto all’hinterland provinciale (prossimi o superiori al 70%); a Firenze e Palermo le quote sono intorno al 60%, a Milano, Messina, Bologna, Venezia e Napoli variano tra il 42 e il 37%. Torino, Taranto, Verona e Padova si collocano intorno alla media dei capoluoghi (31,3%), mentre nelle altre grandi città meridionali il peso dei consumi del capoluogo è nettamente più contenuto rispetto a quello delle rispettive aree metropolitane (Reggio di Calabria 27,4, Bari 24,9 e Catania 15,2%). La distribuzione complessiva di gas naturale ai 104 capoluoghi metanizzati è ripartita per circa il 62% tra le città del Nord, il 26% tra quelle del Centro e il restante 12% tra i capoluoghi del Sud e siciliani (con lieve calo della quota del Nord a favore delle altre ripartizioni nell’ultimo anno). Il volume dedicato all’uso civile è invece di circa 7,6 milioni di m3 (-14,7% rispetto al 2013); in media, nei capoluoghi rappresenta l’82,1% del totale, con modesti differenziali a livello ripartizionale e maggiori incidenze nelle grandi città (87,0 contro 76,8%). Biella, Bolzano, Verona, Prato, Reggio nell’Emilia e Cremona si caratterizzano per una bassa incidenza degli usi civili rispetto al totale (tutte inferiori al 60%). I livelli del consumo pro capite di gas per uso civile (in media 439 m3 per abitante ) sono fortemente differenziati sul territorio (616 m3 per abitante al Nord, 396 al Centro e 201 nel Mezzogiorno); anche tra le grandi città del Nord i consumi pro capite sono mediamente più elevati, mentre nel Mezzogiorno quelli più bassi caratterizzano proprio i grandi comuni. In testa all’ordinamento (oltre i 900 m3 per abitante) si collocano Varese e Vercelli; sopra gli 800 m3 pro capite Pavia e, tra i grandi comuni, Padova e Bologna.

Nel 2014 il teleriscaldamento serve poco più di un milione di abitanti (+4,3% in un anno), il 5,6% della popolazione dei capoluoghi di provincia. Nel corso del 2014 Udine si è aggiunta al gruppo delle 34 città (nel 2008) che utilizza questa tecnologia, e la volumetria complessivamente servita dagli impianti passa da 203 a 206 milioni di m3 (+1,7% sull’anno precedente). Una crescita più consistente (+3%) interessa la componente residenziale (la volumetria servita cresce da 132 a 136 milioni di m3 nel 2014) che in media rappresenta circa due terzi degli impieghi complessivi. Questa tipologia di impianto è particolarmente diffusa nei capoluoghi del Nord (utilizzata da più del 60% delle città), al Centro è presente solo in cinque città mentre risulta assente nel Mezzogiorno. I comuni del Nord da soli rappresentano circa il 98% delle volumetrie servite: considerando i valori pro capite, che risultano in crescita rispetto al 2013, la volumetria totale è di 26,5 m3 per abitante e quella residenziale di 17,4 m3; al Centro i valori non raggiungono il metro cubo per abitante e sono in leggero calo. Le città con i più elevati impieghi sono Brescia, che storicamente utilizza il teleriscaldamento (205,3 di volumetria complessiva e residenziale che incide per il 54,3%), Mantova (rispettivamente 111,8 m3 per abitante e 56,3% di impiego residenziale), Torino, Cremona e Reggio nell’Emilia (tutte con volumi superiori a 60 m3 per abitante, e netta prevalenza dell’utilizzo residenziale nella prima). La crescita più consistente delle volumetrie servite rispetto al 2013 si verifica a Milano e Forlì (rispettivamente +9,7% calcolato sui metri cubi della componente residenziale e +11,1% della volumetria totale). Al Nord la tecnologia è complessivamente molto più diffusa nei grandi comuni (non presente solo a Trieste tra le otto città considerate) rispetto alle città medio-piccole (dove è attiva in circa la metà): in media nei grandi comuni gli abitanti serviti sono il 14,1% della popolazione residente (contro l’11,7%), anche se nelle realtà medio-piccole il valore pro capite della volumetria teleriscaldata è superiore (25 m3 per abitante contro il 28 delle grandi).

L’alimentazione degli impianti destinati al teleriscaldamento è assicurata prevalentemente dal gas naturale (utilizzato, in modo esclusivo o in combinazione con altre fonti, dalla quasi totalità delle città che ne dispongono), ma come combustibile appare diffuso anche l’impiego di fonti rinnovabili: i rifiuti solidi urbani sono utilizzati in 10 città su 35 , più limitati gli usi delle biomasse (a Brescia, Cremona, Belluno, Venezia e Pistoia) e della geotermia (a Milano, Vicenza e Ferrara). Un’ulteriore riduzione sui prelievi di risorse deriva dalla generazione distribuita di energia elettrica, prevalentemente da fonti rinnovabili. Dopo il boom registrato tra il 2010 e il 2012 le installazioni fotovoltaiche hanno continuato a crescere, anche se a ritmo più blando. Nel 2014 sono 106 (come nel 2013) i comuni che dichiarano di ricorrere all’impiego di questa tecnologia con impianti di proprietà o partecipati: attualmente la potenza media installata attribuibile alle amministrazioni comunali raggiunge i 5,9 kW ogni mille abitanti (+7,2% rispetto al 2013; di questi circa due kW sono installati su edifici di proprietà comunale (+3,6%). Il fotovoltaico totale attribuibile alle amministrazioni comunali (in termini di potenza, poco meno di 108 MW nel 2014), rappresenta mediamente il 4,1% di quello installato sul territorio dei capoluoghi . Sono otto le città dove la potenza complessivamente installata supera i 30 kW ogni mille abitanti: Novara, Gorizia e Lucca (soprattutto su edifici produttivi), L’Aquila (prevalentemente su edilizia residenziale), Salerno (con un parco fotovoltaico di proprietà comunale), Lanusei, Ascoli Piceno e, tra le grandi città, Bologna (installazioni su edilizia sociale e scolastica e su infrastrutture destinate ai servizi gestite in comproprietà). Oltre al consolidato impiego delle tecnologie solari (78 comuni dichiarano nel 2014 di aver installato pannelli solari termici, per un’estensione media pari a 1,6 m2 ogni 1.000 abitanti, in crescita del 3,6% rispetto al 2013) e alle produzioni idroelettriche (gestite in proprio da 5 comuni) , le amministrazioni si avvalgono anche di altre tecnologie per la produzione o per l’utilizzo eco-sostenibile dell’energia: 29 hanno installato pompe di calore ad alta efficienza, 20 possiedono impianti a biomasse o biogas, tre città impianti eolici (Savona, Verona e Pisa), e altre tre geotermici (Trento, Potenza e Palermo).

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