TASSE, PAGHIAMO PURE GLI SPIRITI. E MOLTO ALTRO…

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Che l’Italia fosse una Repubblica fondata… sulle tasse, ce ne eravamo accorti. Ma dopo anni di vessazioni, pensavamo di aver inquadrato il “nemico”, almeno a livello formale. Oltre alla locuzione “tasse”, abbiamo imparato altri vocaboli, quali “imposte”, “sanzioni”, “accise”, “tributi”. Ma chi di noi è al corrente che paghiamo anche delle “sovraimposte”, peraltro con tipologia che definire strane è un eufemismo? Eppure è così.

Paghiamo la sovraimposta sui gas incondensabili, sugli spiriti (intesi come derivati alcolici e non come fantasmi…), sui fiammiferi, sui sacchetti di plastica non biodegradabili, sugli oli minerali come sulla birra.
A fornirci i dati è l’ultima analisi effettuata dal Centro studi della Cgia di Mestre, l’Associazione Artigiani Piccole Imprese Mestre, che ha messo nero su bianco le 100 tasse che accompagnano la vita dei cittadini italiani. Il quadro che ne viene fuori è deprimente. Perché in ambito europeo hanno una pressione tributaria maggiore della nostra solo Finlandia e Belgio, ma la qualità dei sevizi resi ai propri cittadini dai due Paesi che ci precedono non è minimamente paragonabile a quella italiana. Per il resto, gli altri “premono” meno di noi: Francia, Grecia, Spagna, Germania. Uno schiaffo alle famiglie, che pagano tanto (troppo) per avere in cambio sempre meno servizi.

Le imposte che gravano di più sulle tasche dei cittadini italiani sono due e rappresentano più della metà del gettito (il 53,1%): si chiamano Irpef e Iva. La prima (Imposta sul reddito delle persone fisiche) garantisce alle casse dello Stato oltre 161 miliardi di euro (il 33,2% ovvero un terzo del gettito) mentre la seconda sfiora i 97 miliardi di euro (19,9% del gettito).

Per le aziende le imposte che pesano di più sono l’Ires (Imposta sul reddito delle società), che nel 2014 ha consentito all’erario di incassare 31 miliardi di euro e l’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) che ha assicurato 30,4 miliardi di gettito (di cui 20,9 miliardi in capo alle imprese e la rimanente parte alle Pubbliche Amministrazioni).

“Nel 2015 – sottolinea Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio Studi CGIA – ciascun italiano pagherà mediamente 8 mila euro di imposte e tasse, importo che sale a quasi 12 mila euro considerando anche i contributi previdenziali. E la serie storica indica che negli ultimi 20 anni le entrate tributarie pro-capite sono aumentate di 76 punti percentuali, molto di più rispetto all’inflazione che, invece, è salita del 47 per cento”.
Conclude Zabeo: E’ necessario e apprezzabile ma dovrà procedere in parallelo con il miglioramento del livello dei servizi e della loro qualità. In altre parole meno tasse e più servizi: solo così il paese potrà agganciare la ripresa e crescere su tassi in linea con quelli dell’Area Euro che, secondo le ultime previsioni della Commissione Europea, viaggerà ad un ritmo nettamente superiore a quello dell’Italia”.

Ma ritornando alle 100 tasse degli italiani, secondo la CGIA quali sono le curiosità più importanti? 1. quella più elevata: L’Irpef; 2. quella che paghiamo tutti i giorni: l’Iva; 3. la più pagata dalle società: l’Ires; 4. la più odiata dalle imprese: l’Irap; 5. la più singolare: quella applicata dalle Regioni sulle emissioni sonore degli aeromobili; 6. la più lunga (come dicitura): imposta sostitutiva imprenditori e lavoratori autonomi regime di vantaggio e regime forfetario agevolato; 7. la più corta (acronimi esclusi): bollo auto; 8. l’ultima grande imposta introdotta: la Tasi; 9. la più odiata dalle famiglie (fino al 2015): l’Imu/Tasi; 10. la più stravagante: quella sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili. Quest’ultima suona un po’ come una beffa: la tassa sui libri dove fare il conto… delle tasse. Le quali nel loro complesso pesano per 8.000 euro l’anno su ciascuno di noi. Nel 2014 il gettito tributario complessivo ha toccato i 486,6 miliardi di euro, pagati dai cittadini; sarà pure legittimo aspettarsi in cambio servizi decenti!?

 

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2 COMMENTS

  1. La macchina burocratica che ci contraddistingue, volutamente farraginosa, costosissima e poco efficiente, è stata creata, sostanzialmente, per due scopi: controllare i cittadini e crearsi delle clientele elettorali. Fin quando non annulleremo i citati presupposti, sarà difficile riuscire ad essere un paese “normale”…

  2. Un’altra osservazione a seguire quelle giustissime di Giovanni Cerbai:
    Più complicata, farrginosa e piena di costose tariffe è la burocrazia e proporzionalmete maggiore è la ricerca e l’offerta di “scorciatoie” (leggi: corruzione) e contestualmente diluita, dispersa e demoltiplicata la responsabilità degli operatori medntre cresce la loro solidarietà omertosa.

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