Un Paese diviso

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La presentazione del nuovo Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno ci restituisce, a sette anni dall’inizio della crisi, il quadro di un Paese “ancor più diviso e diseguale”. Se per il Centro-Nord il 2015 ha fatto registrare qualche lieve segnale di ripresa, la flessione dell’attività produttiva è stata molto più marcata nel Mezzogiorno, con effetti negativi che appaiono “non più solo transitori ma strutturali”. Ecco perché non è più rinviabile una strategia politica complessiva che metta necessariamente al centro la questione del Mezzogiorno senza il quale difficilmente il Paese potrà agganciare concretamente la ripresa. Questa situazione di squilibrio nord-sud si riflette conseguentemente anche nel mercato del lavoro e in particolare nelle disuguaglianze generazionali e di sessi.

Per i giovani l’occupazione si è ridotta, in Italia, tra il 2008 e il 2014, di oltre 1 milione 900 mila (-27,7%). A livello territoriale gli occupati 15-34 anni si riducono del 31,9% nel Mezzogiorno e del 26,0% nel Centro-Nord. Anche la dinamica della disoccupazione è rilevante: nel 2014 il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 ed 24 anni sale a livello nazionale al 43% come risultato di un tasso del 56% nel Mezzogiorno e del 35% nella media delle regioni del Centro-Nord. Quasi raddoppiati, rispetto al 2008, anche i tassi di disoccupazione dei giovani tra 25 e 34 anni (31,2% al Sud, 12,9% al Centro-Nord), segno delle difficoltà di accesso al mercato del lavoro anche per i giovani più qualificati. Al Sud ci sono, poi, quasi i due terzi dei giovani che non studiano, non lavorano e non lo cercano, i Neet, aumentati nel 2014, rispetto al 2008, di circa 712 mila unità raggiungendo quota 3 milioni e 512 mila. Di questi, quasi 2 milioni sono donne (55,6%) e quasi 2 milioni sono al Sud. Il dato più eclatante rimane comunque quello delle giovani donne: tra i 15 e i 34 anni sono occupate al Sud solo il 20,8%, oltre 20 punti in meno del Centro-Nord e 30 in meno della media UE.

Non a caso, come donne della Cisl, ripetiamo da tempo che giovane, donna e meridionale rappresenta ormai l’identikit del lavoro che manca nel nostro Paese, a riprova del fatto che siamo dinanzi ad un fenomeno che non è solo generazionale e di sessi ma anche a forte connotazione territoriale. Il dato complessivo 2008-2014 dell’occupazione femminile vede una lieve crescita nelle regioni del Centro-Nord, 135 mila unità in più (+1,9%), mentre registra un calo sostanziale nel Mezzogiorno, 71 mila unità in meno (-3,2%). L’aumento dell’occupazione femminile al Centro-Nord, inoltre, riguarda esclusivamente la componente straniera (+51,3%), rispetto ad una diminuzione di quella italiana (-3,4%). L’evoluzione del mercato del lavoro femminile configura poi una sempre maggiore emergenza “qualitativa” con un aumento delle posizioni a bassa qualifica (+14%) ed un calo del 10% circa di quelle intellettuali e tecniche. Ciò è ancora più problematico se si guarda ai livelli di istruzione delle donne, in particolare quelle meridionali, che sono cresciuti negli ultimi anni arrivando a superare gli uomini di nove punti percentuali.
Per noi donne della Cisl, il nodo cruciale per il sostegno e la tenuta di politiche di inclusione femminile nel mercato del lavoro non è però legato solo alla capacità di adottare piani efficaci di sviluppo economico, ma anche alla capacità di implementare strumenti e misure che favoriscano sì l’ingresso nel mondo del lavoro ma anche e soprattutto ne tutelino la loro permanenza. Lo sviluppo e l’occupazione, in particolare dei giovani e delle donne restano al centro dell’azione della Cisl e del Coordinamento Nazionale Donne nella consapevolezza che lo sviluppo e la crescita dell’Italia passano necessariamente anche attraverso la promozione e la valorizzazione del lavoro delle donne e il rispetto del principio di parità e di pari opportunità sui luoghi di lavoro e in tutte le articolazioni della vita sociale ed economica del Paese.

 

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