FAMIGLIA, LAVORO, SOLIDARIETÁ: ECCO IL NUOVO UMANESIMO La Prolusione di monsignor Cesare Nosiglia al 5° Convegno ecclesiale nazionale, a Firenze, dal 9 al 13 novembre 2015

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La Chiesa cattolica “si rimette in cammino”, “portando in dono la ricchezza di esperienze diverse, tenute insieme dalla medesima passione per Gesù Cristo e dall’amore per il nostro Paese”, per “chiarire nel mistero del Verbo incarnato il mistero dell’Uomo”, come invita a fare la “Gaudium et Spes”, “nella fedeltà al Concilio”. Con queste parole di prolusione, di monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, presidente del Comitato preparatorio, nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, si apre oggi, fino a venerdi 13 novembre, il 5° Convegno ecclesiale nazionale: “In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo”.

Domani è atteso Papa Francesco, che “permetterà di illuminare tutti i lavori del convegno” per “aprire nuove strade all’annuncio del Vangelo”. Al centro del “discernimento comunitario”, infatti, “l’evangelizzazione, nello spirito di dialogo con il contesto sociale italiano”.

“Umanesimo è un termine che si declina al plurale”, ha detto monsignor Nosiglia. “I volti degli uomini e delle donne di oggi sono la carne delle chiese d’Italia”, membri di “una sola famiglia umana”. L’umanesimo cristiano è un “umanesimo in ascolto, concreto e integrale”, alla luce del Vangelo e della Dottrina sociale della Chiesa.

I lavori si articolano in cinque vie, su cui rifletteranno i gruppi di lavoro: uscire (l’incontro aperto e dinamico di una Chiesa missionaria, che condivide concretamente la vita di coloro che soffrono), annunciare (con la testimonianza), abitare (nella cura autentica della fraternità, della giustizia e della fedeltà, come invita a fare la Lettera Enciclica “Laudato si’”), educare (compito umano permanente, per la costruzione di clima-ambiente di pace), trasfigurare (la relazione con Gesù Cristo che trasforma la vita umana).

Un Paese che invecchia, in cui la gente è sfiduciata e ripiegata su stessa, dove le diseguaglianze e le povertà, materiali e spirituali aumentano – ha detto monsignor Nosiglia – ha bisogno di riappropriarsi della speranza che la fede cristiana ha seminato nella storia, dando vita a un patrimonio di umanità, di santità e di civiltà esemplare per il mondo intero”.

Il Cristianesimo non è “un retaggio del passato o un ostacolo alla libertà”, ma anzi “indica e orienta la via del futuro”. “Il Vangelo è via di libertà”. Fondamentale è l’’impegno dei laici e, soprattutto, delle donne, “espandendo nuovi spazi di responsabilità nel loro ruolo attivo nella Chiesa e nella società”.

I criteri del “nuovo umanesimo” e per i lavori del convegno sono indicati da Papa Francesco: “concretezza ed essenzialità”. Infatti, “il grido di una umanità ferita giunge dalle tante periferie esistenziali”. Tra le aree principali di intervento, “non esaustive, ma prioritarie”, c’è innanzitutto la famiglia, “soggetta a tante fatiche e anche ferite, ma sempre risorsa inesauribile”. “Sottoposta com’è alla forte colonizzazione culturale e ideologica dominante, che privilegia i diritti individuali e la logica del provvisorio”, necessita di “accoglienza compassionevole, accompagnamento e sostegno”.

L’arcivescovo Nosiglia ha ribadito il valore sacramentale e sociale del matrimonio tra un uomo e una donna e della “famiglia voluta da Dio come custode della vita e dell’autentico amore”, in cui i figli possono “usufruire dell’apporto profondo e insostituibile del padre e della madre”. Il sostegno alla famiglia è “fondamentale per difendere il valore della vita”. Infatti, “la salvaguardia del diritto alla vita è il fondamento della società”.

“La famiglia è soggetto primario di evangelizzazione per promuovere il nuovo umanesimo alla luce di Gesù Cristo”.

Decisivo, per la promozione di un umanesimo cristiano, è “il compito di accompagnamento e di testimonianza degli educatori”. “I giovani giudicano il mondo degli adulti chiuso a riccio. Il rischio è che venga meno la speranza e vivano come in apnea nell’incertezza”, ha continuato l’arcivescovo.

Nella scuola e nell’Università, i credenti sono chiamati ad “essere non solo presenti, ma attivi”. La formazione professionale deve “orientare i giovani al lavoro”.

Il lavoro fa parte dei diritti fondamentali della persona umana. “Quando manca, aumentano le diseguaglianze economiche e sociali”. E serve “un modello economico non organizzato solo sul profitto e sull’aumento dei capitali, ma per il bene della persona e del bene comune”.

Tra gli impegni prioritari nella promozione del nuovo umanesimo cristiano, il contrasto ad ogni forma di dipendenza, come al gioco d’azzardo, all’alcool.

L’antropologia è in rapporto all’ecologia: “curare la casa comune” significa anche “dedicarsi alla salvaguardia della natura” e “superare la ‘cultura dello scarto’ richiamata con forza da Papa Francesco, che si fonda sull’idolatria del denaro, sulla corruzione, sull’illegalità. Difendere la dignità della persona umana vuol dire anche “combattere la criminalità, le mafie, le iniquità”.

Il principio del Concilio Vaticano II è “assolvere agli obblighi di giustizia”. “Non ci stancheremo di denunciare i potentati economici e finanziari, che perseguono propri interessi a discapito del bene comune e di ogni regola di etica e di solidarietà”, ha affermato il presule.

La parola di Dio ci sprona a cambiare comportamenti personali e collettivi. Non interessano le cronache degli scandali, ma difendere i diritti: giusta distribuzione dei beni, la cura dei più deboli, poveri e bisognosi, in processi di inclusione sociale”. La politica, infatti, è “la forma più alta di carità, come insegnava Paolo VI”, e deve perseguire il bene comune. Quindi, l’arcivescovo ha ricordato “figure di laici impegnati sui valori civili” nell’esempio di Gesù Cristo, come a Firenze Giorgio La Pira.

“L’accoglienza del nuovo umanesimo di Gesù di Nazareth ci aiuterà a riscoprire la virtù teologale della misericordia”, ha detto in conclusione monsignor Nosiglia, che ha poi portato la testimonianza di un ricordo personale. In missione, in Camerun, una donna ha ringraziato perché i cristiani hanno “portato il vangelo che ha rimesso in piedi”. “Il dono del Vangelo fa risorgere ad una vita nuova e fa guardare avanti con speranza”.

Infine, la citazione del padre della Chiesa Giovanni Crisostomo: “Non ci sarebbero più pagani se ci comportassimo da veri cristiani”.

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