Lo Stato e le sue debolezze

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La sicurezza e l’integrazione sono ancora oggi due temi fondamentali per la società moderna. La serenità “nel riposo e nelle proprie occupazioni” è alla base di ogni buona esistenza e quindi è oltremodo importante che il cittadino, dopo una notte di sonno serena (quindi trascorsa senza la paura di vedersi i ladri in camera ed il rischio di essere privato degli affetti più cari nonché della vita) possa recarsi da casa al lavoro senza subire borseggi e scippi, oltrepassando scioperi e manifestazioni e quindi, al termine di una pesante giornata di lavoro, riunirsi ai propri affetti.

Chi dà al cittadino sicurezza se non gli operatori delle Forze dell’Ordine che tutti vorremmo motivati, preparati e ben equipaggiati? Nel mio “sogno politico”, culminato con la candidatura all’Europarlamento, immaginavo per loro oltre che la necessaria ed adeguata preparazione professionale, mezzi idonei ed efficienti nonché un contratto dignitoso.

Ma evidentemente questo Governo non considera la sicurezza una priorità, visto che ogni volta si mette lo spauracchio dei costi davanti alle esigenze degli operatori (e della collettività). Leggere in questi giorni le rivendicazioni sindacali e la protesta corale degli operatori del settore sicurezza più che sconcerto mi provoca amarezza e ribellione.

Organici carenti, caserme che a un controllo dell’Ufficio di Igiene dovrebbero essere chiuse, aumenti dello stipendio risibili, meglio sarebbe dire elemosina con incrementi di 3 (diconsi 3) euro lordi su uno stipendio di 1250 euro.

La politica promette sicurezza… ma recita slogan: “Le bande straniere che imperversano sul nostro territorio saranno fermate.” e giù i numeri di denunce e arresti operati con sacrifici che i cittadini neanche immaginano.

Non si citano però le percentuali in negativo: solo circa l’8 % dei crimini vengono scoperti. E molte operazioni di polizia sono possibili solo grazie all’intelligenza e alla capacità operativa di uomini e donne disposti a sacrificare anche gli affetti più cari per il proprio lavoro, che chiamano missione.

Pochi sanno che il numero dei separati nelle Forze dell’Ordine è altissimo: la causa primaria è direttamente collegata all’eccessivo impegno professionale ed alla mancanza di equilibrio tra i due valori, famiglia e lavoro. Un dato su cui riflettere.

L’altro tema che mi impegna da anni è l’integrazione. Interi popoli si spostano dai loro territori naturali verso “paradisi” lontani che in realtà non esistono. Alcuni cercano rifugio dalle guerre: questi vanno soccorsi ed aiutati “senza se e senza ma”. Altri invece fuggono dalla miseria per passare poi alla disperazione perché, appena arrivati nella ” grassa Europa” si accorgono dell’illusione, diventando così facili prede di sfruttatori e criminali che li impiegano in losche attività.

E tra i clandestini, i più disperati sono anche i più pericolosi, perché imprevedibili. Non a caso durante i Tg ci vengono proposti – come in una giaculatoria – crimini efferati che aumentano il senso di insicurezza nei cittadini. L’accoglienza deve diventare integrazione, ma può esserlo solo quando viene attuata in forma intelligente, con il controllo preventivo e scrupoloso di colui che chiede di essere aiutato.

Oggi il richiedente asilo può essere anche chi cerca di fuggire dalla povertà: costui però non può essere confuso con il rifugiato politico, che al contrario deve avere una corsia preferenziale.

Integrare non significa certo ammassare i disperati nei centri di accoglienza, magari facendoli precipitare in situazioni di ghetto come quelle che spesso vengono denunciate. Le procedure per la concessione delle misure di protezione internazionale vanno modulate meglio, snellite, escluse per i provenienti dai Paesi che non sono in guerra.

Il voler accogliere tutti non è un segnale di disponibilità ma di debolezza perché nasconde – alla base – la reale capacità di selezionare le urgenze negli interventi, così che da trasformare la stessa giustizia in ingiustizia e l’ordine, già difficile da mantenere, in disordine.

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1 COMMENT

  1. Vorrei ricordare che la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476 (perdonatemi se l’anno non giusto) è avvenuta perché la civiltà dei romani non ha tenuto conto del fatto che la loro opulenza si scontrava con la povertà degli altri popoli. Chi è disperato , a volte, e disposto a tutto, a maggior ragione quando ha fame. E’ lo stesso rischio che sta correndo l’opulenta Europa. La ricchezza di per se non è un peccato: è un peccato non dividerla. Il ricco epulone che va all’inferno non viene condannato perché ricco, ma perché non divide con altri la sua ricchezza.

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