L’AMBIENTE, VITTIMA IGNORATA DELLA GUERRA

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“Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, dal dialogo e la mediazione alla diplomazia preventiva, per evitare che lo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali alimenti e finanzi il conflitto armato e destabilizzi i fragili capisaldi della pace”. Sono le parole del Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon, pronunciate in occasione della XIV Giornata internazionale per la Prevenzione dello Sfruttamento dell’Ambiente in caso di Guerra e di Conflitto Armato.
E’ una ricorrenza stabilita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2001. Gli uomini hanno sempre contato le loro perdite di guerra esclusivamente in termini di soldati e civili, morti e feriti, città e mezzi di sostentamento distrutti, tralasciando l’ambiente, anch’esso vittima, poco nota, dei conflitti armati.
I pozzi d’acqua ed i terreni vengono inquinati, le coltivazioni bruciate, le foreste abbattute, gli animali uccisi per ottenere vantaggi militare.
L’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, ha inoltre riscontrato che negli ultimi 60 anni, circa il 40% dei conflitti civili erano strettamente legati con lo sfruttamento di risorse naturali, sia di alto valore come il legno, i diamanti, l’oro e l’olio, sia modeste come terreni fertili e acqua. Le Nazioni Unite affermano convinte che l’azione in materia ambientale fa parte dell’attività di prevenzione dei conflitti, e delle strategie di peacekeeping e peacebuilding, perché non può esserci pace duratura se le risorse naturali, che danno sostentamento e nutrono l’ecosistema, vengono distrutte.
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