MAFIA CAPITALE: CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER ALEMANNO

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La procura della Repubblica di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per Gianni Alemanno nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale. L’ex sindaco, laddove il gup Nicola Di Grazia dovesse accogliere la richiesta dei pm il prossimo 11 dicembre, dovrà difendersi dalle accuse di corruzione e finanziamento illecito. Ad Alemanno è, in particolare, contestato di aver venduto tra il 2012 il 2014 “la propria funzione” e di aver compiuto “atti contrari ai doveri del suo ufficio”, tra cui la nomina di Giuseppe Berti a consigliere di amministrazione di Ama, l’intervento per la nomina di dg di Ama di Giovanni Fiscon, l’aver posto le strutture del suo ufficio a disposizione di Buzzi e Carminati e l’intervento affinché fossero erogati dal Comune di Roma finanziamenti a Eur spa.

In cambio avrebbe ricevuto, in accordo con Panzironi, all’epoca ad di Ama, una serie di utilità materialmente erogate da Salvatore Buzzi: 75mila euro per cene elettorali, 40mila come finanziamenti alla fondazione Nuova Italia di cui era presidente e somme in contanti non inferiori a 10mila. A quest’ultimo episodio sarebbe legato anche il reato di finanziamento illecito perché Buzzi, nella veste di presidente della cooperativa “29 giugno”, avrebbe erogato nel 2014 ad Alemanno, diventato consigliere comunale, questa somma cash “senza la deliberazione dell’organo sociale competente e senza l’iscrizione della erogazione a bilancio”.

“Nella richiesta di rinvio a giudizio bisogna cogliere la notizia più importante e cioè che ogni accusa e ogni aggravante connessa all’associazione mafiosa nei miei confronti è completamente caduta” ha commentato a caldo l’ex sindaco. “Spero che, dopo un anno di massacro mediatico nei miei confronti, questa notizia venga data dai media con tutta la rilevanza che merita e che fino ad ora non è stata garantita”. Alemanno ha detto di essere pronto a dimostrare davanti ai giudici la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono addebitati.

Al centro del sistema corruttivo ricostruito dai pm romani ci sarebbe l’ex nar e membro della Banda della Magliana Massimo Carminati. Il suo legale ha detto che “er ciecato” non si avvarrà della facoltà di non rispondere. “Massimo Carminati in questo processo parlerà, è intenzionato a difendersi in modo diverso dal solito perché vuole chiarire un sacco di cose e lo farà” ha sottolineato l’avvocato Naso. “Di tutta questa storia a Carminati ha dato particolarmente fastidio – ha aggiunto Naso – il fatto che il suo nome sia stato accostato alle parole ‘mafia’ e ‘droga’. Con la mafia non c’entra proprio nulla e la droga gli fa veramente schifo. E non parliamo delle armi che non sono mai state trovate”. Il penalista ha commentato anche le prime sentenze arrivate in settimana e in particolare il fatto che il gup Anna Criscuolo abbia riconosciuto ad un collaboratore di Buzzi, Gammuto, l’aggravante mafiosa. “Si tratta di una decisione ampiamente attesa, arrivata in forma assolutamente tempestiva. Noi da un anno stiamo aspettando di comparire davanti al tribunale -ha spiegato – e, guarda il caso, gli immediati verranno celebrati proprio alla vigilia di questa sentenza gup e dell’arresto di alcuni giorni fa della dirigente Eur Spa, Clelia Logorelli, per corruzione. Questo per far capire il clima. Secondo me c’è una regia facilmente identificabile che vuole tutto questo. In aula lo dirò a chiare lettere”.

Altro nome grosso finito sotto inchiesta è l’ex capo di gabinetto di Walter Veltroni, Luca Odevaine. “Ho fatto degli errori, ho ammesso le mie responsabilità e ora sto collaborando con i magistrati” ha affermato, ribadendo di essere “dalla parte delle istituzioni”. Odevaine ha detto che a Roma non c’è un sistema mafioso. Nella Capitale, a suo dire, “le cose si trascinano” ma “io non c’entro nulla con Carminati: affronto serenamente questo processo dopo un percorso che mi ha portato anche a collaborare con i magistrati”.,

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