CASO CESTE: MICHELE BUONINCONTI CONDANNATO A 30 ANNI I legali dell'uomo hanno dichiarato che ricorreranno in appello

317
ceste

E’ stato condannato a 30 anni, il massimo della pena possibile in un processo per rito abbreviato, Michele Buoninconti, il marito di Elena Ceste, la donna di 37 anni, madre di suoi quattro figli, trovata morta in una canale non lontano dalla sua abitazione a Costigliole d’Asti nel mese di ottobre di un anno fa, a nove mesi dalla sua scomparsa. Inoltre il giudice delle udienze preliminari, Roberto Amerio, ha riconosciuto le provvisionali per un totale di un milione e 790mila euro per i famigliari di Elena Ceste. In particolare il giudice ha riconosciuto un risarcimento di 300mila euro a ognuno dei quattro figli, 180mila euro a testa ai genitori e alle sorella della casalinga di Costigliole d’Asti e 50mila euro al cognato.

Era stato proprio Michele Buoninconti, il 24 gennaio 2014 a denunciare la scomparsa della moglie, spiegando di non averla più trovata a casa, dopo avere accompagnato i figli a scuola. Erano seguiti mesi di ricerche, dichiarazioni a trasmissioni televisive, false segnalazioni della presenza della donna ad Asti e in altre città. Poi, ad ottobre il ritrovamento del cadavere di Elena Ceste e, pochi mesi dopo, il 29 gennaio di quest’anno l’arresto dell’uomo per l’omicidio della moglie. Ancora, oggi, in aula, Michele Buoninconti ha ribadito più volte la sua innocenza, sostenendo di “essere vittima di un errore giudiziario”.

Sempre presenti durante il processo, i genitori di Elena Ceste, che hanno la custodia dei quattro nipoti. C’erano anche oggi ed alla lettura della sentenza di condanna si sono commossi “pensando – come hanno riferito i legali della famiglia – al ritorno a casa e al dover spiegare ai nipoti quanto deciso dal tribunale”. Annunciano ricorso in appello i difensori di Buoninconti: “La battaglia per ricostruire la verità continua”, ha detto l’avvocato Giuseppe Marazzita. Il legale ha rifereto che l’imputato alla lettura della sentenza ha detto: “Dobbiamo insistere, dobbiamo combattere. Credevo che già questo giudice mi avesse capito”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS