CRISI LIBICA, APPELLO DI AL SISI ALLA NATO: “E’ UNA MINACCIA PER TUTTI” Il presidente egiziano al Telegraph: "E' una missione incompiuta dell'Occidente". L'Isis apre un campo d'addestramento a Sirte

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Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi chiede ha rivolto un appello alla Gran Bretagna e agli altri Paesi Nato affinché mettano mano alla situazione in Libia, più grave, a suo dire, della crisi siriana. Il “faraone” ha parlato del Paese nord africano come di una “missione incompiuta” diventata una “minaccia per tutti noi. Perché nel vuoto di potere possono prosperare gli estremisti”.

Sisi, intervistato dal Telegraph, ha quindi invocato l’aiuto dell’Occidente per “sostenere il popolo e l’economia libici” e “fermare il flusso di finanziamenti, armi e foreign fighter verso gli estremisti”. Quanto alla Siria, l’uomo forte del Cairo non ha mancato di criticare l’azione condotta dai Paesi occidentali nel Paese, giudicandola inefficace contro l’Isis e il radicalismo islamico in genere. Da quando gli Usa e la coalizione legata a Washington hanno avviato i loro raid e le loro operazioni nel Paese, diversi mesi fa, “la mappa dell’estremismo e dell’instabilità si è allargata (in Siria), non ristretta”, ha osservato Sisi. Pertanto “vanno ridefinite le priorita’”, ha suggerito.

Le preoccupazioni di al Sisi sembrano confermate dall’aggravarsi della situazione a Sirte, dove l’Isis avrebbe aperto un nuovo campo d’addestramento di foreign fighters. Al momento in loco si troverebbero 40-50 giovani di varie nazionalità, provenienti in prevalenza dal continente africano. Nei giorni scorsi il gruppo dell’autoproclamato “califfo” Abu Bakr al Baghdad ha pubblicato il video della decapitazione di due uomini accusati di “stregoneria”. Il gruppo jihadista ha creato un vero “emirato” a Sirte, citta’ natale dell’ex colonnello libico Muhammar Gheddafi, seguendo l’esempio di Mosul in Iraq e al Raqqa in Siria.

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