VATILEAKS 2, IL VERO VOLTO DEI CORVI

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La coincidenza dei tempi è alleata del Nemico. L’annuncio di due arresti eccellenti in Vaticano, a poche ore dall’uscita di due libri che fanno scandalo – “Avarizia”, del giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi, e “Via Crucis”, del collega di Mediaset Gianluigi Nuzzi – porta a questi una involontaria improvvida pubblicità, con la previsione di lauti guadagni.

Colpevoli di divulgazione di notizie e documenti riservati, secondo la legge IX del Diritto canonico, sarebbero Francesca Immacolata Chaouqui, già membro della Commissione pontificia referente sui Dicasteri economici della Santa Sede, per chiamata diretta di Monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, e quest’ultimo, Segretario della Prefettura per gli Affari economici, dal 2011, sotto il Pontificato di Benedetto XVI, e della Commissione di studio sulle attività economiche e amministrative (Cosea) della Santa Sede, dal 2013. Fu nominato da Papa Francesco con il compito specifico di raccogliere informazioni sulle gestione della finanza in Vaticano e riferire direttamente al Pontefice. Presidente della Prefettura degli affari economici è il Cardinale Giuseppe Versaldi, amico di lunga data del già Segretario di Stato della Santa Sede, il Cardinale Tarcisio Bertone.

“Sarebbero” loro “i corvi” in San Pietro, Monsignor Balda e Chaouqui. Questi almeno sono i volti che finora conosciamo. È possibile che ce ne siano altri, nascosti nell’ombra.

Francesca Immacolata, assistita dall’avvocato Giulia Bongiorno, è stata subito rilasciata, e padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha dichiarato che “non sono state ravvisate esigenze cautelari, anche a motivo della sua collaborazione alle indagini”. Lei afferma di contribuire all’inchiesta giudiziaria “con la volontà di accompagnare la ricerca della verità” e che l’atteggiamento della magistratura “non è nell’impostazione accusa-difesa”.

Per quanto riguarda la posizione di monsignor Balda, sempre il portavoce vaticano dichiara che “rimane al vaglio dell’Ufficio di Promotore di Giustizia”. Intanto è rinchiuso nel Palazzo della Gendarmeria dove fu tratto in arresto Paolo Gabriele, il maggiordomo di Papa Ratzinger, ormai tre anni e mezzo fa. Ovvero, quando ebbe inizio questo brutto pasticciaccio in Vaticano, fino ad allora, nei secoli, roccaforte della segretezza e della riservatezza, all’improvviso scoperchiato come un pentolone bollente di intrighi, menzogne, tradimenti, guerre di potere, vendette dirette e trasversali, attacchi al Primate della Chiesa cattolica, Vicario di Cristo e Vescovo di Roma.

In ogni caso, chiunque sia il responsabile, noto o ignoto, è avvenuto “un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa”, si legge nella Nota della Santa Sede.

Non sono un corvo. Non ho tradito il Papa. Non ho mai dato un foglio a nessuno. Mai a nessuno. Emergerà presto, ne ho la certezza, e ho totale fiducia negli inquirenti. Non c’è niente che abbia amato e difeso più della Chiesa e del Papa”, twitta Francesca Immacolata. È provata, al telefono. La voce rotta nello sconforto. “Sono molto stanca”, mi dice. “È una brutta storia”. Stanca, molto stanca, ma “serena”. “In Vaticano mi dicono di non preoccuparmi, il problema sono i giornali”. Non  è un’intervista. Non rilascia interviste, non commenta, non spiega, non si spiega. “Tra un paio di settimane, quando avrò chiara la situazione, ne riparliamo”. Chiede preghiere.

La situazione non è chiara, anzi; è oscura, tenebrosa. Corvi, gufi e avvoltoi si affollano intorno alla Santa Cupola. Soltanto di alcuni si conosce il nome. E forse non è il nome giusto. Non è da escludere che al momento siano visibili soltanto le comparse e non i reali protagonisti di questa triste sceneggiatura.

Il Segretario generale dei Vescovi italiani, Monsignor Nunzio Galantino, ha commentato così gli ultimi eventi ai microfoni di Tv2000: “È un attacco alla Chiesa, ma non saprei da dove viene. Sicuramente a qualcuno sta facendo paura il processo di rinnovamento che Papa Francesco porta avanti”.

Monsignor Balda era persona di estrema fiducia di Papa Francesco e un aiutante importante nel processo di rinnovamento. Saranno gli inquirenti a fare luce se davvero sia stato lui a tradire la fiducia del Pontefice, che comunque si dice “amareggiato e sconfortato” e, nella lettura del Vangelo di ieri, martedi 3 novembre 2015, ha ricordato l’immagine biblica dei “serpenti velenosi che attaccano il popolo in cammino nel deserto”.

Un covo di serpi, dunque, circonda il Papa, insieme al nido di corvi e, certamente, anche alle colombe.

Questa brutta storia, di sicuro, ha avuto inizio prima che Chaouqui arrivasse in Vaticano, disturbando non pochi, dentro e fuori le sacre mura, con la sua nomina in un ruolo tanto delicato. Prima manager donna nello Stato della Santa Sede, la giovanissima, poco più che trentenne, italo-egiziana vantava amicizie influenti. Con Giulio Andreotti, che l’ha indirizzata presso lo studio legale Pavia e Ansaldo, con la contessa Marisa Pinto Olori del Poggio, con Enrico Letta e gli altolocati aderenti alla Think Tank “Vedrò”. Con il lobbysta Renato Bisignani. Con il giornalista Nuzzi. Ma anche, con i Cardinali Tauran e Bertello, “amici” di Papa Bergoglio e della sua riforma della Chiesa.

I media sono stati complici più o meno volontari e protagonisti – talvolta sì, talvolta no – delle lotte interne alle gerarchie ecclesiastiche, in qualche caso in alleanza con l’esterno. Dietro i giornalisti ci sono altri, le loro fonti, potenti, autorevoli, con autorità. Fu con un articolo sui giornali che nacque Vatileaks, precisamente con un editoriale, nel 2009, che diede l’avvio ad una nuova definizione di un modo “particolare”, soprattutto in ambito ecclesiale, di fare informazione/diffamazione: il metodo Boffo, per dire “una campagna stampa per screditare qualcuno attraverso fatti reali uniti a menzogne”. Si parlò di “macchina del fango” e anche di guerra di potere, in Vaticano, tra la Segreteria di Stato, allora guidata dal Cardinale Bertone,  e la Conferenza Episcopale Italiana, presieduta dal Cardinale Angelo Bagnasco.

L’acquitrino è ormai una latrina, in San Pietro. Uno schiaffo alla trasparenza più volte invocata da Papa Ratzinger, prima, e da Papa Bergoglio, sempre.

Vatileaks esplose sempre a seguito di un libro di Nuzzi, “Vaticano spa”, pubblicato nel 2009, e poi un secondo nel 2012, “Sua Santità”. Nell’occasione, Chaouqui commentava, sempre con un tweet: “Le lettere continueranno a uscire e sacrificare Paolo Gabriele non sarà servito a niente”. Benedetto XVI concesse la grazia al suo assistente di camera. E nel suo discorso di congedo dal Pontificato parlò di “una Chiesa deturpata da personalismi e guerre intestine”.

Per la celebrazione di Ognissanti al Cimitero del Verano, a Roma, anche Papa Francesco ha parlato degli “scandali che fanno tanto male” e della “malattia di persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri” e sono “capaci di calunniare, diffamare, screditare gli altri anche su riviste e giornali”.

La sottrazione e la fuga di notizie e documenti riservati è, in ogni caso, un crimine, che oltretutto “non concorre in alcun modo a stabilire chiarezza e verità, anzi, genera confusione e interpretazioni parziali e tendenziose”, si legge nella Nota vaticana. Un messaggio forte a chi ritenga di avere agito in buona fede, con l’intenzione di aiutare il Papa: così ha solo arrecato un danno al Santo Padre e alla Chiesa.

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