SCONTRO GOVERNO-REGIONI SULLA MANOVRA, RENZI: “LE TASSE DEVONO SCENDERE” Chiamparino lancia l'allarme su fisco e sanità. "Due terzi della spending review sono a carico nostro". Il premier convoca la conferenza

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Regioni sul piede di guerra sulla Legge di Stabilità. Secondo Sergio Chiamparino i tagli contenuti nella manovra “rischiano di determinare forti criticità per l’esistenza stessa del sistema regionale”. La replica di Matteo Renzi non si è fatta attendere. A quanto si apprende, il premier convocherà le Regioni per discutere del testo, orientativamente mercoledì. “Adesso con le Regioni ci divertiamo, ma sul serio”, avrebbe commentato il presidente del Consiglio. Tra Palazzo Chigi e le Regioni si profila un aspro braccio di ferro, in particolare su sanità e peso del fisco.

“Sulla sanità ci sono più soldi del passato”, è il ragionamento di Renzi, a quanto si apprende da fonti di governo, in replica al duro attacco arrivato dalle Regioni sulla manovra. “Meno soldi di quelli che chiedono le Regioni – avrebbe argomentato il premier – ma più di quelli che avevano a disposizione”.
“Il punto è che le tasse devono scendere”, è il pensiero di Renzi, rivolto alle Regioni: “Non consentirò a loro di aumentare le imposte ai cittadini, non si può scaricare sempre sugli italiani”, riferiscono le stesse fonti di governo. “Eliminino piuttosto gli sprechi”, sarebbe l’invito che il premier rivolgerebbe ai governatori.

Chiamparino in audizione e prima in conferenza stampa era entrato a gamba tesa sulla manovra e in particolare sulla spending. “Due terzi della spending review sono a carico delle Regioni”, ha detto Chiamparino, mettendo in rilievo che si rischia “un azzeramento completo dei fondi per le politiche sociali e per l’istruzione”, oppure si rischia “di toccare in maniera consistente il fondo per il trasporto pubblico locale”.
Ma è sulla sanità che le Regioni mettono in guardia sui pesanti effetti dei tagli. Sulla sanità manca un miliardo, ha indicato Chiamparino, e “se non cambiano questi dati vorrà dire che, ad esempio, sui farmaci innovativi ci sarà qualcuno a cui bisognerà dire di no”.

“Potremmo poter arrivare a un livello tale che, ad esempio, la centesima persona che arriva e ha bisogno di un farmaco salvavita si sente dire di no perché le regioni non hanno i soldi per acquistarlo”. Rischi di tensioni sulla sanità sono state segnalate anche dai tecnici di Camera e Senato. L’ulteriore taglio per il 2016 del Fondo sanitario nazionale previsto dalla legge di Stabilità “potrebbe creare tensioni lungo tale linea di finanziamento” hanno indicato i tenici del servizio bilancio, che hanno sollevato altre riserve sulla manovra oltre a indicare che sarebbe opportuna una valutazione del governo sui nuovi risparmi chiesti alle Regioni, che ammontano a 17 miliardi di euro nel triennio.

Per il resto nel primo giorno dedicato alle audizioni sulla manovra sono stati confermati i giudizi contrastanti. Giudizio positivo sulla legge di Stabilità è arrivato da Piero Fassino in qualità di presidente dell’Anci. I Comuni sono soddisfatti sia perché non ci sono tagli e sia perché l’esecutivo ha accolto la richiesta di sbloccare il patto di stabilità interno.

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha sottolineato che per la prima volta dal 2007 la manovra è di carattere espansivo senza mettere in discussione il risanamento dei conti pubblici. Per gli industriali, tuttavia, ricerca, innovazione e Mezzogiorno sono i grandi assenti. Bocciatura senza appello dalla Cgil. “La manovra non è espansiva – ha detto Susanna Camusso – e favorisce chi ha di più”. Più ombre che luci nella manovra per Cisl e Uil mentre Rete Imprese Italia e Alleanze per le Cooperative apprezzano “la natura indubbiamente espansiva” della manovra, anche se resta il nodo del peso del fisco. Giudizio positivo anche dalle banche, in particolare, ha rilevato il direttore generale di Abi, Giovanni Sabatini, il taglio delle tasse sulla casa.

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