Lo scaricabarile

513
  • English
  • Español
letta

Lo penso ogni volta che in tv passa la pubblicità di House of Cards: la realtà rischia di superare la finzione. Poi, però, penso anche che, poiché questo modello di politica non mi piace, non voglio e non posso rassegnarmi. Nella vita ho avuto la fortuna di incontrare persone di grande spessore umano, culturale, politico. Ho beneficiato di questa straordinaria ricchezza negli anni della formazione e in quelli successivi. Insegnamento ed esperienze che ho portato sempre con me, cercando di essere all’altezza del privilegio che mi era stato concesso.

Servitori delle istituzioni o grandi “costruttori” di Europa. Uomini e donne accomunati da un altissimo senso della cosa pubblica e della capacità di vedere lontano. E poi anche dal desiderio – per qualcuno un’ansia, quasi – di confrontarsi, di ragionare insieme, di approfondire e ancora approfondire. Attraverso lo studio, l’esercizio del dubbio, la disponibilità all’ascolto delle ragioni dell’altro.

Credo che al nostro Paese occorrano luoghi di costruzione del pensiero. Di “pensiero pensante”, anzi. Lo stesso su cui tante volte ho insistito. E occorrono iniziative di formazione attraverso le quali i giovani possano scoprire che la politica è ancora la più nobile delle attività umane. E’ dedizione alla comunità e spirito di servizio: è passione e partecipazione.

E’ soprattutto dinanzi a questo bisogno di cultura politica che mi sono persuaso che il mio primo dovere – mio e delle persone che, come me, hanno ricevuto tanti insegnamenti e tante opportunità, sia quella di far “circolare” i propri talenti, secondo la parabola evangelica. Di impegnarsi in un paziente e appassionato sforzo educativo.

Tra i più giovani impegnati oggi nei partiti, a tutti i livelli, del resto, troppo spesso mi pare di scorgere una corsa alla carriera che spinge al professionismo politico e allontana il confronto con altri campi del sapere e con le realtà del lavoro, della ricerca, dell’associazionismo sociale. Invece, chi si occupa di politica deve studiare di più per sapere di più. Per essere autorevole, devi essere indipendente. E per essere indipendente, devi essere preparato. La contrapposizione tra politica e tecnocrazia non mi ha mai convinto; è l’ultima riserva dei populisti. Quella che conduce a deresponsabilizzare i decisori, i quali possono sempre prendersela con un altro (scaricabarile versus “the buck stops here”, in pratica). Con la conseguenza di continuare ad alimentare una disillusione che consuma democrazia e istituzioni.

La politica competente, al contrario, sa trarre beneficio dalla “tecnica”, la rispetta, e decide assumendosi le proprie responsabilità (è l’accountability). Così come rispetta le funzioni e le prerogative dell’amministrazione e dei corpi dello Stato, oltre che degli interlocutori che prendono parte in modo trasparente al discorso pubblico.

Per queste ragioni ho deciso ho deciso di creare una Scuola di politiche. Politiche, cioè contenuti che danno un senso effettivo alla politica, intesa come passione per il bene comune, tensione etica, sistema di valori che sta alla base dell’impegno pubblico. Perché – in questo mondo di sempre maggiori complessità, interdipendenza e specializzazione tecnica che ho cercato di tratteggiare – la politica che vuole incidere sulla realtà, governare e cambiare, richiede appunto un elevato grado di competenza e rigore.
Tratto da “Andare insieme, andare lontano”

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

1 COMMENT

  1. Mi sembra una buona iniziativa. Il problema è non farsi “corrompere” durante il percorso

LEAVE A REPLY