IMPRENDITORI DICONO NO AL PAGAMENTO PIZZO, 22 BOSS ARRESTATI A BAGHERIA Alcuni di loro erano vessati da 20 anni e sono stati costretti a pagare anche alle famiglie dei mafiosi mentre questi erano in carcere

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bagheria

Si sono ribellati al pagamento del pizzo, e così, grazie alla denuncia di alcuni imprenditori vessati da anni, i carabinieri hanno sgominato una delle associazioni mafiose più influenti della periferia di Palermo. Le indagini sono state avviate nel maggio 2013 e condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo e della Compagnia di Bagheria con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, ed hanno portato all’arresto di 22 persone.

Le indagini, secondo gli investigatori, “evidenziano la pervicace pressione estorsiva esercitata da temutissimi capi mafia, ad oggi detenuti e taluni prossimi alla scarcerazione che, dal 2003 al 2013, si sono succeduti ai vertici del sodalizio mafioso”. Una cinquantina le estorsioni documentate anche grazie alla dettagliata ricostruzione fornita da 36 imprenditori locali che hanno trovato il coraggio, dopo decenni di silenzio, di ribellarsi al giogo del ”pizzo”. Tra questi rientra la drammatica vicenda di un imprenditore edile che racconta di aver iniziato a mettersi ”a posto” già negli anni ’90 e di non essere più riuscito a non pagare, vedendosi 15addirittura costretto per 10 anni a versare 3 milioni di lire al mese alla famiglia del reggente del mandamento mentre era in carcere, oltre a dover pagare al sodalizio significative percentuali dell’importo degli appalti aggiudicati.

Lo scenario delle ”imposizioni” si presenta estremamente ricco e variegato in quanto, se pur particolarmente attento al settore dell’edilizia, incideva su ogni remunerativa attività economica locale – spiegano gli inquirenti – Supermercati, negozi di mobili e di abbigliamento, attività all’ingrosso di frutta e di pesce, bar, sale giochi, centri scommesse, sono risultate vittime di un sistema criminale che non risparmiava nessuno al punto di spingersi anche a chiedere il ”pizzo” ad un privato aggiudicatario di un appartamento all’asta giudiziaria”. Le risultanze di indagine hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e, non di meno, nelle attività d’intercettazione. Alcune conversazioni, infatti, dimostrano ancora una volta come la riscossione del ”pizzo”, secondo un consolidato protocollo mafioso di mutua assistenza, fosse un imprescindibile strumento per il mantenimento delle famiglie dei carcerati ”.

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