USA PRONTI A INVIARE PIU’ NAVI NEL MEDITERRANEO PER FRENARE LA RUSSIA L'ammiraglio Richardson al "Financial Times": "La flotta di Mosca è attiva come ai tempi della Guerra Fredda"

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Gli Stati Uniti pensano d’incrementare il numero di navi da guerra e sottomarini nel Mediterraneo a seguito di un rafforzamento senza precedenti, dalla fine dalla Guerra Fredda, dell’attività della flotta russa. Lo ha affermato al Financial Times il comandante della Us Navy, l’ammiraglio John Richardson, preoccupato dalla presenza massiccia della navi di Mosca dal Mar Nero al Mediteraaneo fino al Pacifico. “La loro flotta sottomarina e le loro navi sono attive come non lo sono mai state da lungo tempo, almeno 20 anni”, ha dichiarato il comandante il cui problema è come “mantenere un appropriato equilibrio delle forze”.

Richardson oltre al Mediterraneo, dove i russi hanno schierato forze imponenti a largo della Siria dalla fine di settembre a sostegno delle operazioni a sostegno di Bashar Assad, teme anche l’attività nel Pacifico. Da ultimo la notizia fatta filtrare al New York Times delle sospette attività di navi spia russe dotate di battiscafi di profondità in prossimità di “hub” di cavi per le telecomunicazioni sul fondo del mare, un asset tanto prezioso quanto vulnerabile.

Il comandante della marina Usa lascia intendere poi come nel Pacifico la sfida per Washington sia doppia. Da una parte il rafforzamento delle attività russa. Dall’altra, ancora più pericolosa, il confronto sempre più ravvicinato (martedì scorso un cacciatorpediniere americano, lo Uss Lassen ha violato le acque rivendicate da Pechino vicino ad un’isola artificiale creata dal nulla dai cinesi alle Spratly), con la marina dell’ex Celeste Impero per le cosiddette isole contese.

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