PARTE LA CORSA PER IL CAMPIDOGLIO: TANTI I NODI DA SCIOGLIERE NEL PD Il partito di Renzi deve ricucire lo strappo interno dopo la cacciata di Marino. Nel centrodestra tiene banco il caso Marchini. M5S ribadisce il no alla candidatura di Di Battista

330
celebration day

Archiviata l’era Marino, nominato il commissario straordinario Tronca, inizia la lunga corsa per il Campidoglio. Tre sono gli schieramenti a contendersi lo scranno più alto del Palazzo Senatorio: Centrosinistra, Centrodestra e M5S, che come al solito non cercherà alleanze con gli altri partiti in lizza. Protagonista indiscusso dell’intera vicenda politica romana è il Pd. La “fine” di Marino, infatti, ha creato una nuova spaccatura tra la maggioranza renziana e una sinistra dem sempre più in trincea. “Chiedo che si faccia una discussione seria. Non vorrei ritrovarmi in una situazione da partito della nazione senza averne discusso”, evidenzia il bersaniano Nico Stumpo. Mentre l’ex capogruppo Roberto Speranza invita Renzi a incontrare Marino e a evitare che l’ex sindaco si ricandidi fuori dal Pd. Speranza avverte che, su Roma come sulle altre città, “le primarie sono inevitabili”.

Anche perché “calare un nome dall’alto significherebbe perdere”, sottolinea commentando le interviste con cui i due vicesegretari Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini si mostrano perlomeno prudenti sull’opzione primarie (la Serracchiani sottolinea infatti: “Ci vuole la sensibilità di capire che in alcuni casi non sono obbligatorie, quando ci sono candidati condivisi”). Ma con la commissione Pd sullo Statuto che ancora deve finire il suo lavoro, il nodo primarie sarà certamente sul tavolo dell’assemblea di gennaio con ancora ferma l’ipotesi di un restringimento della platea o con un albo ad hoc. Per Roma, invece, piano dei vertici Pd è innanzitutto quello di sfruttare i primi 3-4 mesi di Giubileo per rimboccarsi le maniche e, con la squadra di Tronca, lavorare sulla città e sulle sue inefficienze. Poi, nei primi mesi del 2016 e con un Pd romano forse rigenerato, si metterà mano all’impianto dei possibili candidati.

Anche perché, spiega ad esempio Walter Verini, nella capitale “bisogna avere l’umiltà di ricostruire dalle fondamenta, non bisogna pensare oggi alle candidature”. Prematuro, quindi parlare di Fabrizio Barca o dei nomi di ministri che girano in queste ore, da Paolo Gentiloni a Marianna Madia. Più concreta, invece, la discesa in campo di Alfio Marchini che, nonostante l’endorsement di Silvio Berlusconi, ribadisce di voler correre con un suo simbolo, con un progetto “fuori dai partiti”, laddove Matteo Salvini non si sbilancia, ribadendo che Giorgia Meloni resta “un ottimo candidato” e avvertendo che su Roma, l’ultima cosa che deve fare il centrodestra “e’ litigare”.

Un punto di caduta nel centrodestra, ancora non c’è, mentre per Ncd si avvicina il grande bivio tra un’alleanza strutturale con il Pd e una posizione più vicina all’opposizione. Fabrizio Cicchitto osserva come a Roma non si possa parlare piu’ di centrodestra e centrosinistra: “L’unica via d’uscita e’ una grande lista civica” anti-M5S afferma Cicchitto. Anche i grillini si preparano alla loro grande sfida. Ma il candidato, sottolinea Paola Taverna, non sarà in nessun caso Alessandro Di Battista: sarà invece “scelto dalla Rete”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS