TURCHIA AL VOTO, I SONDAGGI PREMIANO L’AKP

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Gli ultimi sondaggi prima delle elezioni turche che si terranno oggi mostrano il Partito giustizia e sviluppo (Akp) in testa lasciando intendere, secondo quanto riporta il quotidiano turco “Hurriyet” che non vi saranno importanti cambiamenti rispetto alle precedenti votazioni del 7 giugno. Infatti secondo i sondaggi l’Akp restera’ quasi certamente il principale partito del paese, seguito dal Partito repubblicano del popolo (Chp), dal Partito del movimento nazionalista (Mhp) e dal Partito democratico dei popoli (Hdp). L’unica eccezione potrebbe essere un aumento dei seggi in parlamento proprio per il partito filo-curdo, situazione che in questo caso andrebbe ad influire sulle percentuali di voto destinate ai nazionalisti.

“Se la nostra nazione sceglierà un governo monocolore, creerà i presupposti per un ritorno al clima di stabilità e fiducia che abbiamo vissuto per 13 anni”, ha detto Recep Tayyip Erdogan a poche ore dal voto anticipato ricalcando i discorsi che i turchi tante volte gli hanno sentito fare dopo il voto del 7 giugno, che ha negato al suo Akp la maggioranza per governare da solo per la prima volta dal 2002.

Nonostante la situazione si prospetti molto simile alla tornata elettorale di giugno, per i media turchi vi potrebbero essere spazi per altri mutamenti, con un rafforzamento dell’Akp rispetto alle precedenti elezioni. In giugno per la prima volta in 13 anni l’Akp ha ricevuto una battuta di arresto non raggiungendo la maggioranza dei seggi in parlamento, pur restando il principale partito della Turchia. In quell’occasione i colloqui per la formazione di un governo sono di fatto falliti, portando il presidente Recep Tayyip Erdogan ad indire le elezioni anticipate, le prime nella storia politica del paese.

La Turchia è attualmente nel caos: l’economia che era il fiore all’occhiello del presidente e gli aveva garantito lo sguardo benevolo della finanza internazionale ha frenato di colpo, con la lira turca ai minimi storici contro euro e dollaro e gli investimenti privati fermi al palo.

Con questo scenario, nel caso di una situazione simile a quella registrata in giugno, ovvero se l’Akp non raggiunge i 276 seggi necessari per governare da solo, il partito Giustizia e sviluppo potrebbe colmare il divario corteggiando deputati di altri partiti prima di avviare i colloqui per la formazione di un governo di coalizione. Tale ipotesi sarebbe sostenuta dallo stesso Erdogan, anche se per il momento la leadership dell’Akp ha categoricamente negato tale possibilità.

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