MIGRANTI, L’AUSTRIA PRONTA A COSTRUIRE UN ALTRO MURO La barriera sorgerà al confine con la Slovenia. Vienna risponde alle polemiche: "Garantirà un ingresso ordinato"

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muro austria

L’Austria si appresta a costruire un muro sulla frontiera con la Slovenia per controllare il flusso di migranti alle porte dei Paesi europei, sempre più tentati di barricarsi. Il ministro dell’Interno di Vienna, Johanna Mikl-Leitner, non ha fornito precisazioni su questa “barriera”, che sarebbe la prima fra due Paesi dello spazio Schengen, ma si è difesa dall’accusa di voler costruire un muro anti immigrati. “L’obiettivo è di garantire un ingresso ordinato, controllato nel nostro Paese e non di chiudere la frontiere”, fra i due principali Paesi di transito dei migranti verso il Nord dell’Europa. “Une barriera ha anche una porta”, ha aggiunto in risposta alle critiche, due giorni dopo un mini-summit europeo che ha sollecitato gli Stati ad evitare decisioni unilaterali nella gestione di questa emergenza migranti.

Le reazioni a catena, temute dall’Ue, non sono più da escludere lungo questa rotta dei Balcani occidentali, che parte dalla Turchia e dalla Grecia. La crisi migratoria potrebbe “provocare un terremoto nel paesaggio politico europeo” mettendo in forse il principio di libera circolazione, ha messo in guardia domenica il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Anche le relazioni tradizionalmente amichevoli fra Austria e Germania ne risentono: il leader conservatore della Baviera, Horst Seehofer, ha accusato i vicini austriaci di inviare migliaia di rifugiati in Germania senza preavviso. Il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière gli ha fatto eco denunciando un comportamento “non corretto” da parte di Vienna, che deve cambiare “immediatamente”. Pertanto, ha aggiunto, la costruzione “di barriere o di muri” non è la soluzione.

Amici in particolare quelli originari dei Balcani e de Maizière ha definito “inaccettabile” l’elevato numero di afgani che chiedono lo status di rifugiati in Germania. Berlino prevede di dover accogliere quest’anno fra 800.000 e un milione di richiedenti asilo fra i quali gli afgani sono attualmente la terza nazionalità più rappresentata, dietro a siriani e albanesi. Segnali positivi: la cooperazione sembra migliorare dalla Serbia alla Slovenia, passando per la Croazia, dove dei treni hanno cominciato da ieri sera a portare direttamente i migranti da una parte all’altra delle frontiere. Sempre oggi il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha ribadito che è necessario “cambiare” il sistema di Dublino, l’accordo che regola la politica europea in materia di asilo, perché “non funziona più”. “In materia di rifugiati bisognerà cambiare il sistema di Dublino. Non funziona più”, ha affermato Juncker in un discorso a Parigi. “Se non funziona più, non possiamo applicarlo e quindi la Commissione avanzerà della proposte nel corso della primavera del 2016, se possibile anche prima”, ha aggiunto.

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