PORTOGALLO: COELHO PRESENTA LA LISTA DEI MINISTRI, MA LA SINISTRA NON CONCEDE LA FIDUCIA Per il nuovo esecutivo sono stati riconfermati nell'incarico la maggior parte dei titolari del governo uscente

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Il premier incaricato portoghese, il conservatore Pedro Passos Coelho, ha presentato al presidente Anibal Cavaco Silva la lista dei ministri del suo nuovo esecutivo, riconfermando nell’incarico la maggior parte dei titolari del governo uscente; tuttavia si tratta di un esecutivo di minoranza al quale le sinistre (che insieme hanno la maggioranza dei deputati) hanno già annunciato di non voler concedere la fiducia.

Con queste premesse la durata del governo dell’esecutivo di Passos Coelho si prevede quindi assi limitata: la fiducia dovrà essere votata entro dieci giorni dall’insediamento, previsto venerdì, e dunque entro il 9 novembre prossimo. In caso di crisi, a Cavaco Silva restano due scelte: confermare Coelho per il disbrigo degli affari correnti fino allo scioglimento delle Camere – non prima di gennaio, visto che si è entrati nel semestre bianco, analogamente al sistema italiano – oppure, più probabilmente, incaricare il leader socialista Antonio Costa.

Cavaco Silva – che appartiene allo stesso partito di Passos Coelho – ha fin qui difeso l’ipotesi di un governo di grande coalizione e si è attirato molte critiche per aver scelto la strada di un governo di minoranza condannato in partenza piuttosto che incaricare Costa, sicuro di un accordo con le sinistre radicali (Blocco di Sinistra e Partito Comunista) che gli darebbe la maggioranza in Parlamento – accordo su cui non vi è però alcun dettaglio.

Un ritorno alle urne agli inizi del 2016 è quindi più che probabile: i due principali partiti, la coalizione conservatrice Portugal a Frente e il Ps, sperano di arrivarci in condizioni migliori, tali da permettere loro una maggioranza assoluta. Se per i conservatori la strategia è obbligata – o un governo di minoranza che vivacchi al massimo qualche mese, o una bocciatura parlamentare di cui non avrà responsabilità – i socialisti rischiano di più: sostenere la destra equivale a un suicidio politico, varare un esecutivo anche a termine con degli alleati incerti (e assai distanti su moneta unica ed Europa) è poco meno pericoloso.

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