CONSULTA ANTIUSURA E ABI INSIEME PER “BANCHE A MISURA DI FAMIGLIA” Oltre 40mila gli "strozzini" in azione in Italia secondo Confesercenti

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Povertà e indebitamento delle famiglie, lotta all’usura come politica di sviluppo per uscire dalla crisi economica, che conviene non solo alle imprese e alla povera gente, ma anche al sistema bancario, allo Stato e all’intera economia: sono i temi su cui hanno lavorato la Consulta antiusura Giovanni Paolo II con le Fondazioni antiusura dell’Italia centrale e della Sicilia, che si sono trovate a Roma con il segretario nazionale della Consulta, monsignor Alberto D’Urso, il sociologo Maurizio Fiasco, i rappresentanti dell’Abi e del Mef.

Al centro della discussione – informano i promotori – è stata posta la “persona” che in questi anni di crisi economica si è vista privata del diritto al credito. Su un modello bancario più a misura delle persone e delle famiglie in difficoltà, l’Abi e la Consulta antiusura da più di un anno stanno collaborando, al fine d’individuare delle linee guida più trasparenti e uniformi che regolino i rapporti tra le banche e le Fondazioni antiusura in Italia. “Salvare le imprese dalla bancarotta e la gente dalla povertà conviene anche al sistema bancario – ha osservato D’Urso – poiché significa sottrarle al mercato dell’usura per immetterle nel sistema del credito legale che innesta cicli virtuosi economici”. Per Fiasco gli interventi di contrasto all’usura dello Stato devono rientrare tra le politiche di sviluppo economico e non tra quelle di assistenzialismo.

I dati più recenti del Viminale sul racket dell’usura solo relativi al 2013. In Emilia Romagna i reati di usura sono aumentati del 219% schizzando dai 21 del 2011 ai 67 nel 2013, con 31 denunce e 43 vittime accertate. Stesso discorso per la Lombardia, dove imperversa la criminalità organizzata e il numero delle denunce è cresciuto del 54% (da 48 nel 2011 a 74 nel 2013 ). Allarme rosso anche nel Lazio: lì gli arresti sono incrementati di oltre il 20% al biennio precedente. A livello generale, in Italia il fenomeno si è espanso e i reati riscontrati dalle forze dell’ordine sono cresciuti del 30%. Numeri che fotografano purtroppo solo la punta dell’iceberg, visto che, come è comprensibile, solo una minoranza tra le vittime trova il coraggio di denunciare i propri aguzzini. Inoltre, sono sempre di più le donne che rischiano di soffocare nelle spire degli strozzini. Nel Lazio il numero è addirittura superiore a quello degli uomini: 617 contro 598. Secondo il rilevamento di Confesercenti dal titolo “Insieme per rompere la solitudine”, sarebbero 200mila i commercianti sotto usura e oltre 40mila gli usurai in attività.

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