ALLARME AIDS: UN MALATO SU TRE IN ITALIA NON SA DI ESSERE SIEROPOSITIVO Sono i dati resi noti durante il congresso europeo sulla sindrome da immunodeficienza acquisita di Barcellona

448

Nonostante le recenti – e promettenti – scoperte, di Aids si continua a morire, anche in Italia. Si stima che nel Bel Paese le persone infette da Hiv siano circa 130-150mila. Ma, paradossalmente, solo 94mila di esse sono attualmente in terapia mentre le 50mila rimanenti sono sieropositive ma non sanno ancora di esserlo. Un malato su tre non sa del proprio stato di salute e continua a vivere una vita – anche sessuale – normale per anni, contribuendo alla diffusione del contagio. È quanto sottolineato da Carlo Federico Perno, ordinario di virologia all’Università di Roma Tor Vergata, durante il congresso europeo sull’Aids svolto a Barcellona (in Spagna) dal 21 al 24 ottobre.

“Purtroppo le diagnosi di Aids sono molto tardive – ha spiegato l’esperto – e si arriva a diagnosticare la malattia tra i 5 e gli 8 anni dopo l’infezione. Perché l’Hiv è un virus subdolo, crea infezione dopo 6-8 settimane dal contagio, ma la patologia non viene quasi mai riconosciuta per quello che è. Herpes, candidosi, perdita di peso: il medico di base prescrive antivirali e manda a casa il paziente. Solo il 5 per cento dei malati viene diagnosticato in questa fase. Poi da infezione si fa malattia, e passano anni prima che esploda e faccia stare davvero male. Allora si diagnostica, ma può essere troppo tardi”. Basti pensare, ha rilevato Perno, “che da noi arrivano pazienti con 3 o 4 proteine CD4, alcuni anche con zero, quando la soglia normale è 1.000, e con l’Aids se ne perdono 100 all’anno. Quando vengono da noi in queste condizioni, c’è ben poco da fare”.

La battaglia da fare oggi, dunque, è più sociale che clinica: “I farmaci che abbiamo funzionano – ha aggiunto Perno – e il 90 per cento dei pazienti trattati ha una carica virale non rilevabile. Certo ci sono gli effetti collaterali, c’è la presenza di patologie correlate come diabete, osteoporosi, tumori, ma con i farmaci riusciamo a tenere la malattia sotto controllo, e i nuovi prodotti come l’E/C/F/TAF – una monopillola in fase di studio – hanno a parità di efficacia meno tossicità”.

La vera sfida contro l’Aids è riuscire a diagnosticare in tempo la malattia. “È cruciale diffondere il messaggio che oggi le terapie per l’Aids ci sono, ma la malattia non è sconfitta affatto, e in un Paese come l’Italia con 4mila nuove infezioni ogni anno non si può neanche dire che l’epidemia sia sotto controllo”. Colpa dell’assenza di screening adeguati, di diagnosi precoci, di prevenzione, ma anche di un calo di attenzione dei medici. “Servirebbe una politica di prevenzione adeguata, che non c’è: non a caso tutte le malattie a trasmissione sessuale sono in aumento” conclude Perno.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS