HILLARY CLINTON SOTTO TORCHIO AL CONGRESSO: ” SU BENGASI MI SONO PRESA LE MIE RESPONSABILITA'” E' l'ottava volta che l'ex segretario di Stato si presenta davanti alla commissione speciale per l'attentato nella città libica

394
hillary clinton

Dopo lo scandalo emailgate e in piena campagna per la corsa alla Casa Bianca, Hillary Clinton ha dovuto affrontare uno scoglio ancora più grande: l’audizione a Capitol Hill, dove ad ascoltarla c’era una speciale commissione parlamentare a cui ha dovuto riferire di come sono andate le cose a Bengasi, quando durante l’attacco alla città libica persero la vita quattro americani. “Ho perso più sonno io di tutti voi. Ci ho pensato più di tutti voi. Più di tutti voi mi sono arrovellata su quanto accaduto e su cosa si sarebbe potuto fare. Adesso pensiamo a cosa si possa fare meglio e andiamo avanti”. Per il resto, nell’audizione fiume al Congresso, la ex segretario di Stato resta misurata e calma, non come l’ultima volta che fu “interrogata” su Bengasi, quando sbottò in un poco autorevole “A questo punto, che differenza fa!”.

“Sono qui per onorare il servizio di quei quattro uomini morti nell’attacco a Bengasi” tra cui l’ambasciatore Chris Stevens, esordisce: “Sono stata io a chiedergli di andare in Libia come inviato, ed ero accanto al presidente Obama quando veniva trasportato il feretro”. “Mi sono presa le mie responsabilità – ripete – L’America guida in un mondo pericoloso. Impariamo dagli errori e andiamo avanti”. Inesorabile, arriva subito in primo piano anche l’ “emailgate”. La deputata repubblicana Susan Brooks espone un’alta pila di corrispondenza: risale al 2011 e conta 795 e-mail. Per il 2012, l’anno dell’attacco a Bengasi, ne risultano soltanto 67. “Considerata la documentazione, posso solo evincere una mancanza di interesse per la Libia nel 2012”, incalza la deputata dell’Indiana. E Clinton regge ancora: “Gran parte del mio lavoro non è stato condotto via e-mail, ma attraverso incontri personali, telefonate confidenziali e dispacci diplomatici”.

Ed è di nuovo sotto attacco quando emerge il nome di Sidney Blumenthal, “l’amico” della Clinton che le inviò messaggi con informazioni sulla situazione in Libia, “non richiesti”, aveva detto la ex segretario di Stato e lo ha ripetuto anche oggi, “non era un mio consigliere”. La questione delle mail di Blumenthal – che il sito del Washington Post definisce “il nome più citato durante l’audizione di oggi” – sembra essere l’arma su cui i repubblicani puntano maggiormente. E per questo a conclusione la prima parte dell’audizione i democratici hanno chiesto in modo animato che la presidenza della commissione d’inchiesta pubblichi non solo il contenuto delle mail dell’ex consigliere del presidente Clinton ma anche la trascrizione dell’audizione a porte chiuse dello scorso giugno. E’ l’ottava volta che l’ex Segretario di Stato si presenta di fronte alla commissione speciale d’inchiesta sui fatti di Bengasi, ed in apertura dei suoi lavori il democratico Elijah Cummings ha esplicitamente accusato i repubblicani di volerla usare solo come strumento per attaccare la campagna elettorale della Clinton.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS