ROMA, SVELATA AL PALATINO LA “RAMPA DI DOMIZIANO” Dopo oltre un secolo dalla scoperta per la prima volta è aperta al pubblico

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Stucchi floreali e putti, gruppi marmorei di epoca classica, capitelli e bassorilievi si susseguono in un meraviglioso contrasto negli immensi ambienti della Rampa Imperiale di Domiziano, aperta al pubblico per la prima volta dopo oltre un secolo dalla scoperta. La salita monumentale, protetta da alte volte e fiancheggiata da sale e depositi, costituiva l’accesso degli imperatori dal palazzo reale (situato sul Palatino) ai Fori. Viste le enormi dimensioni della struttura, gli archeologi ritengono che il sovrano montasse a cavallo nel percorrere l’imponente salita. La straordinaria struttura ospita fino al 10 gennaio una mostra temporanea di testimonianze tanto di arte romana quanto di architetture seicentesche, sopravvissute all’abbattimento della chiesa di Santa Maria Liberatrice, avvenuto nel 1900.

Grazie ad esso, l’archeologo Giacomo Boni, deceduto nel 1925 e sepolto sul colle adiacente alla salita, riuscì a riportare alla luce i resti di Santa Maria Antiqua e il sistema di rampe edificato nella seconda metà del I secolo d.C. Esso collegava il cuore politico e amministrativo della città, con il centro del potere, ovvero il Palazzo Imperiale. Il valore simbolico di questa ascesa alla residenza dell’imperatore, diviene evidente appena se ne varca la soglia, a fianco dell’Aula che, nel medioevo, era stata trasformata nell’Oratorio dei XL Martiri e che recenti studi e restauri hanno individuato quale ingresso originario.

La rampa si snodava lungo sette salite (attualmente ne sono pervenute quattro) e sei tornanti, che si innalzavano fino a 35 metri che oggi conducono a un affaccio inedito sul Foro romano. Inizialmente, l’accesso imperiale ha subito solo un restauro parziale, in quanto funzionale al cantiere degli scavi condotti da Boni intorno al 1910. La mostra, promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, vuole quindi rendere conto della storia che sta dietro al ritrovamento di questo antico asse urbanistico. Non a caso, la prima sala presenta proprio gli stucchi di Santa Maria Liberatrice, mentre in quelle successive, le statue di Esculapio, Ercole e di alcune are provenienti dal vicino scavo della Fonte di Giuturna.

Particolari sono tre fontanelle a scaletta, tipiche della prima età imperiale e ottimamente conservate. ”La rampa imperiale – ha detto il Soprintendente – può essere ricostruita solo in piccola parte, almeno fin dove lo consentono gli studi e le testimonianze”. Si cercherà comunque di riconnetterla al sistema viario dei Fori, con l’apertura a marzo del congiungimento con il Clivo della Vittoria, ”che, insinuandosi nella Domus Tiberiana, permetterà di avere una visione del tutto nuova del Palatino”.

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