Corruzione, i tagli sbagliati

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Si parla tanto di sicurezza e di lotta alla corruzione, ma non tutte le strade intraprese dal governo appaiono comprensibili. Per esempio: in quale direzione va l’ipotesi di soppressione delle Prefetture, che anziché essere potenziate al fine di incentivare i controlli sugli appalti e sui comportamenti criminali che minano l’economia delle aziende verranno presto depotenziate, anche nel numero, con una riforma che prevedo avanzare a grandi passi?

La spiegazione ufficiale rimanda al risparmio della spesa pubblica, che però, invece, in realtà verrà ancor più a gravare sui cittadini che saranno costretti ad essere “serviti“ da Amministrazioni lontane anche dai luoghi di residenza, quindi non efficienti così come uno Stato moderno richiederebbe.

Che tipo di rimedio è quello che per aumentare i controlli diminuisce il numero dei controllori? Non sarebbe stato più intelligente aumentare questi poteri, conferendo alle Autorità provinciali di Pubblica Sicurezza, ovvero deputate alla prevenzione dei reati, anche Uffici Ispettivi periferici dell’Anac, l’Autorità nazionale anti corruzione?

Chi ha qualche anno di Amministrazione, ricorda la levata di scudi della politica contro l’istituzione delle Sezioni giurisdizionali con relative Procure della Corte dei Conti, oggi efficaci e autonomi strumenti di controllo degli Enti locali. E perché allora non pensare a Sezioni periferiche dell’Anac presso le Prefetture?

Se vogliamo che le Amministrazioni funzionino non dovremmo pensare ad abolirle, perché non è rinunciando al medico che si combatte la malattia. Non si contrasta la corruzione abolendo i meccanismi che dovrebbero prevenirla ma occorre prevedere efficaci di sistemi di monitoraggio, autonomi e indipendenti dalla politica.

Perché non scegliere – con criteri più garantisti rispetto alla loro imparzialità (ad es. estrazione “a sorte”) i soggetti incaricati del controllo interno (cioè i componenti dell’Organismo di valutazione, Segretari Generali, ecc.,) tra gli appartenenti ad Organi dello Stato come Corte dei Conti, Ragioneria Generale dello Stato ecc o magari tra i Professori Universitari?

La stessa figura dei Segretari Comunali, di norma Responsabili della Trasparenza e della Prevenzione della Corruzione – oggi alle dirette dipendenze del Sindaco che li sceglie e al quale debbono rendere conto della propria attività all’interno dell’Ente Comune – non può garantire adeguatamente, per evidente mancanza di indipendenza dal potere politico, la piena legittimità dell’azione amministrativa ed il puntuale rispetto delle norme e delibere in materia di Trasparenza e Prevenzione della Corruzione.

E se è indubbio che la figura di un manager – responsabile del personale e delle performance – sia quanto mai necessaria, non si riesce a comprendere come possano essere state congiunte nella figura del Direttore Generale, quale componente dell’Organismo interno di valutazione, le funzioni di controllore e controllato.

Così la Trasparenza, anziché essere considerata vero motore di sviluppo delle Pubbliche Amministrazioni per ridurre sprechi, ottimizzare i risultati, prevenire e combattere la corruzione, viene spesso descritta dai nostri Amministratori come un “pesante” adempimento burocratico, di scarso valore. In altri casi viene invece valorizzata solo in linea di principio nei convegni e dibattiti, mentre in realtà attuata nei contenuti minimi, con sofferenza e difficoltà, probabilmente perché vissuta dai nostri Amministratori come un pericolo di ingerenza esterna.

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