IL KURDISTAN PRONTO A LEGALIZZARE L’ABORTO PER LE DONNE STUPRATE DALL’ISIS La proposta è stata avanzata dagli attivisti per i diritti umani e dai deputati curdi. Protesta l'establishment religioso: "Non è ammesso dall'islam"

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stuprate isis

Il Kurdistan fa un deciso passo in avanti verso la legalizzazione dell’aborto per le donne rimaste incinte dopo essere state stuprate dai miliziani dell’Isis. La proposta è stata presentata da alcuni attivisti per i diritti umani e dai deputati curdi iracheni ed è destinata a generare polemiche. A fare le barricate contro l’iniziativa legislativa è l’establishment religioso, secondo cui l’interruzione della gravidanza non è permessa né dall’islam ne dalle norme nazionali. La questione era stata sollevata a dicembre dalla consigliera yazida del presidente del Parlamento, Khalida Khalil, denunciando che migliaia di donne della minoranza degli yazidi erano state rapite e rese schiave dopo l’avanzata dell’Is sul monte Shingal.

”Nel codice penale iracheno del 1969, l’articolo 471 rende l’aborto illegale. I dottori che provocano l’aborto rischiano il carcere fino a tre anni e vengono privati del diritto di praticare la professione medica”, ha spiegato Khalil a Rudaw. ”Il nostro progetto è quello di far approvare una legge eccezionale per le vittime di stupro dell’Is”, ha aggiunto. ”Le donne che sono state stuprate dall’Is sono le sole che possono decidere se tenere o no il bambino. La maggior parte di loro vuole abortire. Si tratta di decisioni personali”, ha detto l’attivista Suzan Safar Ismail di Dak Organization for Yezidi Women’s Development.

Siraj Ahmed Hama Amen, presidente della Commissione affari religiosi del Parlamento curdo, ha espresso compassione per le vittime dello stupro, ma ritiene l’aborto illegale, affermando che il governo può contribuire alla crescita dei figli concepiti durante uno stupro da parte dell’Is, come già fa per i figli non riconosciuti dai padri. ”La storia non ha mai assistito a una brutalità simile e quello che è successo alle donne yazide è riconosciuto dal mondo- ha commentato Hamen -. Ma io credo che possiamo risolvere il problema senza sacrificare un’anima innocente. Lo considero un atto di violenza e il fallimento dell’umanità”, ha detto Hama Amen. ”Non possiamo avere lo stesso approccio di violenza dell’Is e mettere fine all’anima di un bambino. Il bambino è una vittima”, ha aggiunto.

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