PENA DI MORTE, GLI USA CI (RI)PENSANO

402
  • English
  • Español
pena di morte

Quinto comandamento: non uccidere. O almeno non farlo se non sei sicuro che prima della morte il condannato sia preda di atroci dolori. Sembra essere questa la “reinterpretazione” del sistema giudiziario americano alla luce degli ultimi episodi, tra tutti il caso di Dannis McGuire, un 53enne condannato nel ’94 per lo stupro e l’uccisione di una 22enne e morto a gennaio dopo 25 minuti di atroce agonia per il cattivo “funzionamento” dell’iniezione letale.

L’appello del Santo Padre nella sua recente visita al Parlamento americano ha riproposto la questione, proprio mentre la casa farmaceutica danese Lundbeck ha sospeso la produzione di pentobarbital, a causa dei devastanti effetti collaterali.

In molti Stati degli Usa dunque le condanne a morte sono state sospese fino a gennaio 2017; un tempo abbastanza lungo per poter portare avanti la discussione sulla liceità dell’istituto del boia.
In questo senso, ha fatto scalpore la presa di posizione di Antonin Scalia, uno dei ‘saggi’ della Corte suprema degli Stati Uniti, di evidenti origine italiane, che ha aperto a una possibile decisione sull’incostituzionalità della pena di morte: “Non sarei sorpreso” se fosse abolita, ha detto il giudice durante un intervento all’università del Minnesota, secondo quanto riportano alcuni media Usa.

Per il giudice, 79 anni, conservatore, le decisioni della Corte Suprema sulla pena di morte hanno finora reso “praticamente impossibile imporla. Ma – ha precisato – non l’abbiamo ancora considerata formalmente anticostituzionale”. Ancora, secondo Scalia, fino ad oggi le sentenze della Corte hanno aggiunto circostanze attenuanti che devono essere considerate, o hanno reso inammissibile condannare automaticamente le persone a morte per certi reati, come l’uccisione di un agente di polizia.

La Corte Suprema, che ha appena iniziato la sua ultima sessione, sta già esaminando un ricorso in appello che riguarda un’esecuzione nel Kansas. Anche se il caso è di portata limitata, è il primo portato davanti alla massima Corte dopo gli scontri sulle procedure delle iniezioni letali che ha diviso i giudici. La Corte intende esaminare anche un caso della Florida, dove si valuta l’ipotesi che siano i giudici, e non le giurie, a imporre la pena di morte, in particolar modo quando la giuria non è unanime nella sua decisione.

Con i suoi 30 anni alla Corte Suprema, Scalia è il giudice con il mandato più lungo. Alla platea del Minnesota che lo ha applaudito per il suo commento sulla pena di morte ha detto che per il momento non ha alcuna intenzione di lasciare l’incarico. “Quando diventerò più pigro e non sarò più in grado di fare il lavoro, abbandonerò”.

L’America dunque comincia ad interrogarsi su alcune fondamentali questioni riguardanti la vita umana: dal commercio di armi – che tanti drammi ha provocato ultimamente – alla pena di morte. Un percorso lungo e pieno di resistenze, ma che – forse – potrà portale il Paese che esporta democrazia a diventare più civile.

 

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY