ACCORDO PER IL GOVERNO IN LIBIA, LEON: “IL PROCESSO VA AVANTI, SENZA ALTERNATIVE” L'inviato speciale dell'Onu ha spiegato che i gruppi che hanno bocciato l'intesa "non sono stati in grado di formulare delle contro proposte"

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Il processo di negoziazione per un accordo di unità nazionale in Libia “va avanti” e “non prevede alternative”: lo ha detto oggi in conferenza stampa a Tunisi l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Bernardino Leon. “Il dialogo continua. Molto presto ci auguriamo che il governo proposto sarà a Tripoli. Il processo è vivo e ci sarà una soluzione politica per la Libia”, ha sottolineato il diplomatico spagnolo, spiegando che ulteriori incontri saranno organizzati “nei prossimi giorni”.

La proposta avanzata dall’Onu, che prevede l’indicazione di un premier – Fayez el Sarraj – e 17 ministri, è stata respinta dal parlamento di Tripoli, istanza sostenuta dalle milizie islamiche. Lunedì sera, anche la maggioranza del parlamento di Tobruk, sostenuto dalla comunità internazionale, ha espresso il suo rifiuto, pur senza esprimere un voto. L’Assemblea di Tobruk ha comunque deciso di continuare a partecipare al dialogo nazionale sostenuto dall’Onu, ma cambiando la propria squadra negoziale.

I gruppi che hanno bocciato l’accordo “non sono stati in grado di formulare delle contro-proposte. E’ stato un semplice messaggio negativo, un semplice no”, ha commentato Leon in proposito. Ma “la maggioranza dei libici vuole una soluzione” e “una minoranza di gruppi o persone non terrà in ostaggio il processo”, ha avvertito il diplomatico spagnolo. Paesi occidentali e arabi hanno invitato i libici “ad adottare immediatamente l’accordo politico” proposto dalle Nazioni Unite. La comunità internazionale sta spingendo per la firma di un accordo su un governo di unità nazionale e si è detta pronta a “lavorare” con il prossimo governo unitario libico, su sua richiesta, “per sostenerlo nella lotta contro il terrorismo, in particolare il Daesh e Ansar al Sharia. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu da parte sua ha minacciato di sanzionare tutti coloro che ostacolano il processo negoziale.

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