THAILANDIA, LA VITA TRA I RIFIUTI DEL CIELO

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THAILANDIA POVERI CHE VIVONO IN AEREO

Da due anni, vivono in un cimitero dell’aviazione, tra i rottami arrugginiti di aerei in disuso, consumando i resti di pasti consumati, raccogliendo e riciclando rifiuti, dalle maschere di ossigeno ai giocattoli abbandonati. Alcuni li rivendono, per pochi dollari al giorno. Altri, invece, sono il loro arredo, la loro ricchezza. Il salotto è il vano motore di un Boeing 747, quel che ne resta. I quadri appesi e le stuoie per tappetino, li fanno sentire a casa, con una vita normale, e fortunati, molto più fortunati di tanti altri, di troppi altri. Vivono in aereo, ma viaggiano soltanto in sogno.

Il fotografo Taylor Weidman ha documentato la vita “di scarto” di tre famiglie di Bangkok. Non è un caso isolato, non è il più disgraziato, anzi. Molte famiglie sopravvivono recuperando materiali dalla discarica Ban Khem, al centro della Capitale. A vivere nella spazzatura come rifugio sono soprattutto bambini, in maggioranza orfani. I loro giochi principali sono bottiglie di vetro e di plastica. In tanti lasciano i villaggi per cercare luoghi di ospitalità di fortuna, senza servizi primari per la sopravvivenza, come l’acqua potabile e l’elettricità. E c’è chi vive peggio.

Thailandia non è sinonimo di paradiso terrestre, come molti credono. Non è soltanto il Paese del mare limpido e cristallino, delle creature marine colorate e splendenti e di una terra profumata di fiori giganti, come il cuore della gente. Thailandia è anche sinonimo di povertà, e del suo inferno. Appena si svolta l’angolo degli alberghi e dei resort di lusso, ci si imbatte nelle baracche scarne e sporche, al cui confronto le macerie di un aeroplano sembrano un residence a quattro stelle. È il retroscena del Grande Spettacolo del Sud asiatico. In pochi vogliono dare uno sguardo dietro le quinte, dove stanno assiepati bambini, uomini e donne, che non credono di meritare la luce della ribalta di un’esistenza dignitosa, il cui dolce sorriso nasconde spesso lacrime amare. È uno schiaffo alla civiltà della giustizia e dell’uguaglianza.

Il 95 percento dei thailandesi è buddista. È il loro karma, pensano. Il destino ineluttabile, che possono solo accettare. I bambini di gruppo etnico minoritario non hanno diritti, neanche all’istruzione. Spesso non hanno una identità sociale, non essendo registrati alla nascita. Possono essere affittati o venduti, sono trattati come oggetti. Come un bene economico, per chi non ha beni e non sa cosa significhi benessere. Il traffico di bambini, la prostituzione minorile, la tratta delle donne, la discriminazione sociale, sono alcune delle tante piaghe che affliggono questa popolazione, tutte con un solo nome: povertà.

Il numero delle persone sotto la soglia di povertà rimane altissima, intorno al 13 percento, nonostante sia scesa progressivamente dal 42 percento del 2000. Il governo di Thaksin l’aveva ridotta dal 21 al 12 percento, tra il 2001 e il 2005.  I più poveri sono gli anziani (40 percento) e i bambini. In Thailandia vige un’economia agricola latifondista, la corruzione imperversa.

Sconfiggere la povertà, ridurre le diseguaglianze sociali, promuovere l’economia autosufficiente, sono stati i temi di programma presentati dal primo ministro thailandese, Prayut Chan-o-cha, al Consiglio di tutela delle Nazioni Unite, il 25 settembre scorso, all’interno della discussione “Far cessare la povertà e la fame”. Per consentire a tutti di avere almeno il necessario per vivere, il re Bhumibol Adulayadej ha promosso il programma di economia autosufficiente: consumare ciò che si produce. La maggioranza della popolazione, però, consuma soltanto ciò che è già consumato.

Dallo studio del Thailand Development Research Institute risulta che il salario minimo previsto per legge, di 300 baht (pari a 8,00 euro), non è sufficiente a sostenere una famiglia di tre persone (con un solo figlio). Ed è questo il reddito familiare in 38 province su 49 del Paese. Il governo non è, però, intenzionato ad aumentarlo, perché questo scoraggerebbe gli investimenti stranieri. I proclami di lotta alla povertà si scontrano con gli interessi stranieri a mantenerla, per uno Stato che ha un debito estero di 70miliardi di dollari ed è al 74mo posto su 177 nell’indice di sviluppo umano del programma dell’Onu. I Paesi più poveri al mondo sono, al primo posto: Chad, Haiti e Congo.

Vivere tra i rifiuti del cielo è un privilegio, a Bangkok. I rifiuti delle esistenze “ordinarie” sono qui il lusso. Il bimbo sorride appoggiato ad una sedia rossa, brillante come i suoi occhi, gli occhi di chi ha una casa accogliente e cibo da mangiare. Il mondo visto dagli oblò può mostrare la sua parte migliore a chi ha fatto pace con Dio.

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